Piccole donne … crescono (forse)

Adesso non fraintendetemi. Non è che sia un fan di Piccole Donne, ma mi sono imbattuto in una frase di Louisa May Alcott, appunto l’autrice di Piccole donne, che recita: “Fai sempre nuovi sbagli”.

In fin dei conti, la vita è che una lunga sequenza di errori e qualche scelta oculata e corretta (vai a capire se per maturità, saggezza o semplice fortuna). Siamo costretti a scegliere (anche non scegliere alla fine è una scelta) e ogni bivio che imbocchiamo comporta i rischi di nuovi errori.

Errori nella vita professionale, errori nella vita privata, errori commessi inconsapevolmente e altri di cui siamo perfettamente consapevoli (e li commettiamo lo stesso). Errori che alla fine riusciamo ad amare (perché grazie a percorsi misteriosi ci hanno portato cose belle) e altri che sommano rimpianti.

Questo principio lo conosciamo tutti, forse lo conoscono un po’ di più gli imprenditori. Fare impresa é un costante e continuo processo di scelta, con rischi associati.

Ogni volta che faccio un bilancio e una valutazione degli ultimi errori o degli ultimi successi, capisco un po’ di più che gli errori vanno amati. Il difficile è però zittire l’implacabile giudice inquisitore che mi porto dentro da così tanto tempo che mi pare sia lì da sempre (lasciamo da parte i giudizi di coloro che tutto sanno per il mio bene).

Solo che con gli anni inizi ad accettare il fatto che hai commesso errori perché non sapevi, non eri capace o non riuscivi. Accetti che la disciplina, che hai avuto in alcuni momenti della vita, si è messa in vacanza e hai iniziato a vivere ammuzzo.

Così capisci che riuscire a dire, ad alta voce e a testa alta: “non lo so”, “non ne sono capace”, “non ci riesco” è stata tra le cose più faticose e importanti che sono riuscito a ottenere.

Ho già scritto che, prima di insegnarci ad avere successo, la scuola dovrebbe insegnare a sbagliare, a fallire, e rialzarsi. Penso che dovremmo essere formati all’insuccesso, prima ancora che spronati a raggiungere l’eccellenza.

La nostra cultura occidentale, fortemente competitiva, rappresenta l’errore e il fallimento come un’onta da nascondere. Tutto ciò che corrompe l’immagine (dalla vecchiaia alla malattia in poi) deve essere occultato.

Beh, ho commesso molti errori. So di averlo fatto. Ho un elenco pieno. Alcuni li amo perché mi hanno portato a cose che mai avrei immaginato, per altri rimpiango di averli commessi, di altri ancora mi vergogno.
Credo però di aver fatto qualche scelta corretta, che ha portato cose buone (non solo a me). Di questa parte della storia sono orgoglioso. Vedremo cosa riserva il resto del cammino.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.