Ammuzzo – Buon compleanno

E niente. Sto invecchiando.

Oggi compio 47 anni e vengo fuori da due degli anni che mi sento di poter definire “ammuzzo”, parola siciliana di non precisata provenienza che si potrebbe tradurre in “a caso, senza ordine”.

Non sto babbiando, vero è. Questi ultimi anni li ho vissuti a caso.

Come ogni momento “ammuzzo”, di cambiamento e di insuccesso, mi sono sentito dire di tutto: incoraggiamenti, critiche feroci, consigli, suggerimenti, riflessioni,.…

Ho preso in faccia tanti schizzi di fango (per essere gentili), litigato, ricevuto minacce, ascoltato valutazioni sul mio grado di maturità, sulla mia etica, sulla mia stessa capacità di affrontare la vita, sul mio futuro. Insomma, un bel repertorio in cui tutti hanno avuto una ricetta e qualcosa da dire (per carità, ringrazio gli amici del sostegno, ma invito tutti a leggere questo)

In questi due anni ho scoperto cosa sia la depressione, cosa voglia dire vivere senza una disciplina e quanto sia difficile recuperarla, cosa voglia dire essere costantemente sommerso dalle cose, dalle stesse cose, al punto da non riuscire a vedere altro.

Ho scoperto come, sebbene in certi momenti, la disperazione sia intollerabile, in alcuni casi (direi per pura botta di fortuna) è capace di generare uno spazio emotivo con cui interpretare la realtà che ci circonda e interpretare la vita.   

Appunto, la vita.

Sam Harris ha descritto (in un articolo importante sull’uso delle droghe) il significato della vita come il costante tentativo di alterare la propria mente con vari mezzi:

“Everything we do is for the purpose of altering consciousness. We form friendships so that we can feel certain emotions, like love, and avoid others, like loneliness. We eat specific foods to enjoy their fleeting presence on our tongues. We read for the pleasure of thinking another person’s thoughts. Every waking moment—and even in our dreams—we struggle to direct the flow of sensation, emotion, and cognition toward states of consciousness that we value.“

Credo mi rappresenti bene.

Questi ultimi due anni potrebbero essere etichettati con un solo sostantivo: il nulla. Non ero un granché in filosofia, ma nella logica matematica ricordo che il nulla è la classe cui non appartiene alcun elemento (ossia l’insieme vuoto, insieme nullo, …).

Per due anni, nonostante i miei tentativi io non sono riuscito ad appartenere a nulla.

In alcuni casi, perchè non volevo, in altri perchè non ero voluto, in altri ancora perchè non era il mio posto e in altri casi ancora perchè non c’era proprio un posto.

In questi due anni, ho incontrato persone che mi hanno segnato profondamente, a cui ho procurato dolore e che mi hanno procurato dolore, persone a cui mi sono affidato (in alcuni casi sbagliando), persone che mi hanno sostenuto e altre che hanno scelto di uscire dalla mia vita (velocemente o progressivamente, poco cambia), ho creduto in cose sbagliate, mi sono illuso, ho dato credito alle parole mie e di altri.

Mai forse, come in questi due anni, tutto è cambiato.

Insomma, se era necessario passare attraverso la crisi di mezza età, beh, questa ce la dovremmo essere levata di torno (sempre per essere gentili).

Come regalo, per questo compleanno, spero che sia arrivata la serenità. La serenità che forse non ho mai cercato davvero e abbastanza.

A 47 anni, mi sa che è arrivato il tempo di accoglierla.

A 47 anni, spero che il viaggio turbolento sia finito e che possa finalmente essere arrivato a casa.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.