Volere, potere e dovere

Lorenzo Paoli, un esperto di sviluppo di abitudini efficaci, ha scritto “È ora di sfatare un vecchio mito: volere non è potere, è dovere”, un post sull’importanza di volere perseguire un obiettivo, sulla possibilità di raggiungerlo e sull’importanza del dovere.
In un passaggio scrive: “È ora di sfatare un vecchio mito: volere non è potere, è dovere. Chiediti cosa vuoi veramente, quali obiettivi ambiziosi ti accendono. Poi però spegni il dialogo interno, guardati allo specchio, e chiediti: “Sono disposto a pagarne il prezzo?”.

In 46 anni, ho perseguito con determinazione alcuni obiettivi professionali e forse un solo obiettivo personale.
E’ vero, volere non è potere. Ho voluto, ho superato alcuni momenti difficili ma non altri. Ho tenuto duro, ho accettato i colpi, ma alle volte mi sono alzato e sono andato via.
Ho voluto, consapevole del prezzo da pagare. Ho puntualmente pagato.

Come scrive Paoli, volere è semplicemente volere, non è potere.
Quello che Paoli non scrive è che pur volendo e pur dovendo pagare il prezzo, alle volte pur pagandolo, non è affatto detto che non rimanga solo un conto salato da pagare senza aver ottenuto apparentemente nulla o comunque nulla di ciò che si era voluto.

Per anni, ho sospeso la mia vita desiderando cambiare profondamente, mettere un punto e ricominciare.
Poi il volere qualcosa che era, nei fatti, molto diverso da ciò che avevo creduto, mi ha portato nel modo più inaspettato a luoghi e sensazioni che non avrei mai potuto mai immaginare.
A 46 anni, quando, per una sequenza di eventi che ho voluto, consapevole del prezzo da pagare, e che ho testardamente perseguito, mi ritrovo a un passo dal cambiamento che volevo. La sintesi potrebbe essere: quando volere una cosa e non ottenerla, nonostante gli sforzi, ti porta inaspettatamente a perseguire ciò che desideravi da sempre e a cui stavi per rinunciare. Non posso negare lo sgomento e la paura.

Così aver voluto una cosa, averne dovuto pagare il prezzo, sapere di dover continuare a pagarlo (chissà per quanto), pur non avendola ottenuta, mi ha portato esattamente dove volevo.
Per vie traverse, dovendo rinunciare forse a qualcosa che è stata la linea guida dei miei ultimi venti anni, finalmente, sto, per la prima volta, davvero perseguendo ciò che voglio.
Non so ancora il prezzo di tutto questo. So che sarà certamente salato, debito che si aggiunge a debito, ma a 46 anni (quasi 47) forse potrò davvero cominciare a respirare.

Volere, in fondo, è solo volere.
La parola chiave è dovere.

PS: Grazie a Mary Franzese per aver pubblicato quel pezzo.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.