Chiummu (reprise)

Abbiamo dimenticato cosa sia guardarsi l’un l’altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, prendersi cura l’uno dell’altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine.” (Leo Buscaglia, Vivere, amare, capirsi, 1982)

Il 16 Agosto dell’anno scorso scrissi un post sull’essere “chiummi”. In siciliano, “chiummu” è il piombo, il metallo, ma anche il peso che porta a fondo l’amo per pescare.
Inoltre, si dice “chiummu” anche di persona o di circostanza noiosa,

In quell’occasione parlavo anche del tema della depressione e di quanto siamo poco preparati a gestirla sia su noi stessi che sulle persone che ci circondano.

Quel post fu scritto al termine di quello che sarebbe dovuto essere il mio periodo di vacanze e che, per una serie di motivi, fu uno dei momenti più duri della mia vita. Da allora mi misi faticosamente all’opera per la ricostruzione di una nuova mappa di riferimenti, consapevole di quanto non avevo capito nulla delle persone a cui mi ero affidato.

Decisi di “ammuttare“, continuare a spingere affinché la vita potesse andare avanti. Il processo per rialzare leggermente la testa non è stato semplice e, soprattutto, è stato molto doloroso.

Mi stavo progressivamente allontanando dai mostri che riempivano le mie notti e stavo provando a riempire di nuovi contenuti la mia vita, anche provando ad adottare nuovi paradigmi, non fare sempre gli stessi errori, ascoltando i consigli. Ho provato a trovare “arrisetto”.

Da allora, ci sono state molte albe al finestrino di un aereo, qualcuna di queste porta ancora con sé ricordi dolci, ci sono state passeggiate tra i vicoli di Siracusa che mi hanno ridato il sorriso, ci sono stati pomeriggi a casa, progetti, idee, sogni, parole e momenti. Non tutti belli, non tutti perfetti, ma chi può davvero aspirare solo a questo? Ci sono state certo delle difficoltà, ma, nel complesso, credevo sinceramente di stare abbandonando quel “chiummu” per lasciare spazio alla vita.

C’è stato il mio impegno, davvero tanto, la mia passione, l’entusiasmo (troppo forse) affinché piano piano potessi “isare ‘a testa”.

Ho creduto che qualcosa potesse “turn me on” e che finalmente, essendo me stesso, impegnandomi, come mai avevo fatto prima, qualcosa potesse assumere dei contorni definiti e chiari, potessi recuperare il rispetto e la dignità che avevo svenduto e riparare un po’ ai danni fatti nei mesi precedenti.

Nemmeno questo è bastato.

Le parole e i gesti sono stati fraintesi, anzi sicuramente, non sarò stato così bravo a farli, i miei tempi sono stati sbagliati, le paure hanno avuto il sopravvento su tutto, i progetti si sono arenati, le idee e i sogni si sono dissolti, in poche ore, sono stato rimesso di fronte a tutti i mostri, le mancanze, gli errori. In poche ore, tutte le amurusanze, le consuetudini, i riferimenti, le piccole cose che credevo di avere conquistato si sono dissolti. In poche ore (ma con un eco sordo di mesi), senza pietà, la vita mi ripresentato il conto di questi tentativi, mi ha sbattuto in faccia quanto poco di “reale” ci fosse in questo tentativo, quanti errori (veri o presunti poco importa) ho commesso, quali responsabilità ho ed ha alzato un nuovo muro senza possibilità di appello. In poche ore, la vita mi ha ricordato quanta cura sia necessaria a maneggiare il cuore. In poche ore, il “chiummu” è ritornato quello del 16 Agosto 2017.

Certo, ci sono ancora progetti, forse ci saranno momenti e parole, ma, purtroppo, l’acchiummizzazione ha ripreso spazio e mi sono ritrovato nuovamente smarrito a tentare di capire cosa e perchè sono diventato tutto ciò.
Mi sono ritrovato, in questi giorni, nuovamente smarrito a provare a capire cosa c’è di così tremendamente sbagliato, andando oltre le ricette delle persone che hanno consigli e percorsi infallibili. Mi sono ritrovato a tentare di capire quando ho interrotto il mio allenamento alla vita, dove ho dimenticato tutte le mosse minime che mi erano state insegnate e ho smesso di nuotare.
Oggi, ho nuovamente paura di essermi fermato su quel ponte.

Non posso che ricordare le parole di Terzani:

Era naturale essere depresso, come è naturale che lo sia per chiunque abbia ancora un’idea di quel che la vita potrebbe essere e non è. La depressione diventa un diritto, quando uno si guarda attorno e non vede niente o nessuno che lo ispiri, quando il mondo sembra scivolare via in una gora di ottusità e di grettezza materialista” (Tiziano Terzani)

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.