Amurusanze: piccoli doni che alle volte ho dimenticato

In siciliano, la parola “amurusanze” corrisponde a piccoli doni, pensieri o segni d’affetto e di benevolenza.

Ieri sera, quando mi aspettavo un’amurusanza, una persona a me molto cara ha espresso invece la delusione che le ho provocato. Sono rimasto senza parole perché la delusione non era per ciò che le ho fatto direttamente, ma per ciò che ho fatto a me stesso in questi mesi. Il mio silenzio era di quelli che danno ragione, che riconoscono la verità dei fatti, non di risentimento o di offesa. Mi ha messo di fronte alla verità, in poche precise parole, come avrebbero fatto due persone che oggi non ci sono più.

E allora, come d’improvviso, ho pensato a un uomo e una donna a cui non sono riuscito a dire “ti voglio bene” tutte le volte che avrei dovuto. A cui sono stato capace di esprimere “amurusanze” solo quando ho avuto davvero paura di perderle. Avrei voluto stare più vicino a entrambi e avrei voluto che fossero riusciti a starmi più vicino o quanto meno che lo avessero fatto in modo diverso da come hanno fatto.
Avrei voluto che mi ascoltassero di più o che chiedessero di più, che mi estorcessero le paure e che mi rimproverassero dei miei silenzi, chiuso in una finta sicurezza e protetto dal cinismo.
Avrei voluto che oggi mi dicessero le stesse parole che mi sono state dette ieri sera, alcuni mesi fa, quando ho permesso a me stesso di raggiungere il fondo senza ritegno.

Ho anche pensato a quante volte mi avranno preso per mano o in braccio, da piccolo, rassicurato e sostenuto, nonostante gli errori. Ho pensato a quante amurusanze ci saranno state per me.
Eppure, oggi, l’unica immagine che associo all’essere presi in braccio è quando una di loro fu presa in braccio da un medico in ospedale dopo un trattamento particolarmente invasivo, ridotta ormai a poche decine di chili.
Questo è uno dei ricordi più cari che ho, anche se appartiene a una delle fasi più dure della vita in cui non potevo versare nemmeno una lacrima.

Quelle parole mi hanno fatto pensare a quante poche volte ho saputo stargli vicino. Quante poche volte li ho davvero presi per mano e li ho abbracciati. Certamente non abbastanza, se oggi vorrei un abbraccio e desidero così tanto abbracciarli. La corazza che ho indossato per anni, mi ha impedito di fare abbastanza di queste cose e quando l’ho tolta sono stato incapace di abbracciare me stesso e di proteggermi.
Oggi che ci siamo dovuti salutare e che tante cose gravi sono successe, è oggi che mi sono accorto, all’improvviso, che non ho mai detto abbastanza “ti voglio bene“, che mi sono negato molte, troppe amurusanze. Mi sono accordo di come ho perso l’abitudine per anni alle “amurusanze” e più che mai l’ho persa in questi ultimi anni.
Sarebbe bastato dire, in certi periodi, “sento molto la tua mancanza“, sarebbero bastate piccole “amurusanze“.
Oggi, forse invecchiando, mi rendo conto di quanto sia difficile che qualcuno dica o scriva parole simili, per questo ormai mi impongo di farlo con le persone care, quando sento di doverlo dire. Oggi, mi impongo di prendere per mano le persone care, ignorando i giudizi e le osservazioni di coloro che sono pronti a giudicare.

E’ in un momento importante come questo che mi sono anche reso conto che per quanto possiamo dibatterci per dimostrare le mancanze del prossimo, alla fine tutti sappiamo come stanno davvero le cose. C’è chi viene a saperlo magari prima e in modo più diretto, altri più tardi e con qualche sconto (che ci ha fatto la vita o che ci facciamo), ma prima o poi tocca a tutti confrontarsi con la verità e con le proprie responsabilità, che le mancanze degli altri non potranno mai attenuare.
Sono le verità a cui non possiamo scappare, perchè, in fondo in fondo, l’unica persona a cui non possiamo mentire siamo noi stessi.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.