Il mio mattino: silenzio e resistenza

Che poi, se ci pensi, tutta d’amore la vita è fatta: amore preso, amore dato, avvelenato, tradito, vietato, proibito, imposto, violato, ignorato, bramato, non corrisposto, saziato e goduto e ubriacato e santificato sull’altare in un giuramento d’eternità… E la vita passa.” – Tea Ranno

Da alcuni giorni sono tornate a trovarmi l’insonnia e l’emicrania, che negli ultimi mesi mi avevano dato tregua. Così mi ritrovo alle cinque del mattino in silenzio a bere il primo caffè della giornata.

In questo mattino, ho pensato a quanto fa bene il silenzio. Forse è meglio dire, quanto fa bene a me.
Mi piace svegliarmi presto. Molto presto, quando devo partire.
Mi piace perché c’è silenzio. Il mattino è come un momento di preghiera. Ecco: svegliarmi presto mi permette di prendermi il tempo per una preghiera e ascoltare me stesso.

Nel silenzio di questo mattino, ho pensato che sto iniziando nuovamente a imparare a fare le cose che mi fanno sentire bene. Andare a Mondello, passeggiare alla marina di Siracusa, guardare fuori dal finestrino mentre viaggio in aereo, coccolare i miei cani. Ho impiegato anni anche solo per scoprire ciò che mi fa stare bene e ancora oggi fatico alle volte a lasciare spazio. Soprattutto, per mesi ho dimenticato cosa mi faceva stare bene.

Invecchiando si scopre l’effetto benefico di semplici azioni che ci aiutano a superare i momenti più duri e a fare pace con ciò che abbiamo dentro. E così impari ad abbandonare le  battaglie che richiedono un consumo esagerato di energie, per le quali non puoi cambiare le conseguenze, anche se dolorose, accettando che tutto inevitabilmente cambia.
Crescendo, impari anche la pazienza e la capacità di rimanere fermi. Lasciando agli altri la possibilità di fare una prima mossa (come il pugile che studia l’avversario), per poi decidere se reagire o meno.
Impari a capire che nulla ti può veramente minacciare perchè, qualsiasi cosa dicano o facciano gli altri, potranno scalfire solo la superficie e, comunque vada, sarà doloroso, ma non la fine del mondo.
Impari ad aspettare. Torni a Mondello, guardi il mare, giochi con i cani, assaggi un cannolo, smetti di rincorrere e inizi a sentirti un po’ più leggero.

Penso che ho imparato tardi la resistenza, a trovare il senso di qualsiasi cosa mi accada. a muovermi dentro spazi stretti. Ho imparato tardi a capire che, anche se intorno ci sono ostacoli, l’ostacolo principale sono io stesso.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.