Turn me on

Questa mattina mi sono svegliato con una canzone in testa. Sapete quando durante la notte è come se ripeteste qualcosa? La canzona è “Turn me on” di Norah Jones, una cantante che ho riscoperto in questi ultimi tempi. E’ una delle poche canzoni che riesce a catturare la mia attenzione, sarà la voce o la melodia, ma gusto le parole una ad una, mi porta via con sè. Lo stesso effetto me lo fa Sunrise o Don’t Know Why della stessa cantante, però “Turn me on” è unica nel testo.

Questa mattina mi sono svegliato pensando ai giorni, i mesi, dopo la laurea. Periodi ricchi di promesse e aspettative per ogni giovane. E’ la fase in cui hai gettato le fondamenta e ora puoi costruire la tua vita. Sono i mesi in cui sei spaesato, perchè magari non sai ancora cosa farai e attendi, dopo aver inviato decine di curriculum vitae.

Ricordo distintamente la paura di quei giorni, la tensione dei colloqui, le tecniche da applicare e lo sgomento di fronte all’incertezza per ciò che la vita avrebbe prospettato.

Poi il primo lavoro, l’allontanamento dalla città, dal mare e dagli amici (per me a 24 anni), le cose nuove, i turni di notte in stabilimento, le prime bollette da pagare, i freddo e la nebbia, le risate con gli operai, le soddisfazioni, la prima auto acquistata con i miei soldi, il primo abito per un colloquio, la paura di essere solo, i nuovi amici, i viaggi per tornare sempre a casa, … Il momento in cui se dici “casa mia”, non ti riferisci più a quella dove vivono i tuoi affetti, ma a quella dove torni ogni sera da solo.

Poi gli anni di lavoro, i cambi di azienda, fino alla libera professione. Tutto con l’idea ferma di poter porre le basi per una famiglia. Costruire per la soddisfazione personale ma soprattutto per una famiglia, esattamente come mio padre.

Ma si sa, i piani non sempre riescono e nonostante l’impegno, la ricerca, gli sforzi, non sono riuscito a raggiungere alcuni degli obiettivi che mi ero prefissato, anche se in un caso ci sono andato davvero vicino. Certamente, ho combattuto, ho sofferto, ma forse era questo il limite della mia vita, uno di quelli non superabili.

Di sicuro ho creduto nei sentimenti, nella forza dell’amore e nelle infinite possibilità che può avere un amore coraggioso. Sono stato smentito più di una volta, ho preso delle tranvate senza precedenti, ho sbagliato e dato credito a parole che credevo sincere a cui non sono mai seguiti i fatti, sono crollato e, finora, misteriosamente mi sono sempre rialzato, ma non ho smesso di credere che alla fine la vita può sorprendere fino all’ultimo giorno.

Ecco ancora credo che qualcosa possa “turn me on”.

 

 

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.