Dr House e un adolescente di quasi cinquant’anni

Stasera, dal volo Roma-Palermo, si vede una luna perfetta che si specchia sul mare da un lato e un tramonto rosso dall’altro. Basterebbe questo per essere felici, dopo una giornata tutto sommato produttiva. Ma mi ci vedete felice? Avete letto questo blog? Vi ricordate la storia del “chiummu“? “Unn’è strata chi spunta” (per voi continentali, non è una cosa possibile).

A guardare la mia vita dall’esterno, dovrei esserlo, eppure non è così. La tristezza e la stanchezza sono diventati il leitmotiv di questi anni. Non riesco o non voglio capire perchè non sono felice o forse semplicemente non voglio veramente essere felice. Dovrei imparare a non aspettarmi nulla, invece di  vivere in preda all’inquietudine, alla ricerca di qualcosa, spesso perdendo di vista le piccole cose che rendono sensata la vita, a partire dalla luna piena sul mare di questa sera.

Ora, io sono un fan di Dr House (scusate la citazione troppo intellettuale), ho otto stagioni alle spalle e una delle sue più belle e ciniche frasi credo sia: “Lo scopo nella vita non è eliminare l’infelicità, è mantenere l’infelicità al minimo“. La condivido! Se lo dice un chiummu, potete controbattere?

Il punto è che la maturità che ho sempre dimostrato in ambito professionale non mi appartiene sul fronte emotivo. Ho parlato di inquietudine… ecco. Ma non basta. Ho la consapevolezza che certe volte mi ritrovo ad affrontare eventi della mia vita con lo spirito di un sedicenne impreparato a convivere con la propria sfera emotiva.

Sono cresciuto misurando e controllando le emozioni, tenendo a freno ogni reazione eccessiva ed oggi, a quasi cinquant’anni, mi trovo a confrontarmi con una parte di me che non mi è familiare e fatico davvero a gestirla. Inizio a capire certe parole di mio padre quando mi spronava a vivere le emozioni e le passioni, forse perchè sapeva che quando si sarebbero presentate con forza non sarei stato preparato. In queste settimane, sto capendo davvero tante cose di mio padre, le situazioni in cui si trovò e alcune scelte che dovette fare. 

Oggi, per mille motivi, non tutti dipendenti da me, mi trovo a fronteggiare emozioni e passioni intense nell’assoluta impreparazione, come se tutto ciò che mi è accaduto nella vita non mi abbia davvero insegnato nulla. La persona solida che credevo di essere si è ufficialmente data alla latitanza (ho chiesto aiuto a “Chi l’ha visto?”, ma non ho avuto ancora notizie… se la vedete in giro, fatemi sapere).

La verità è che non siamo tutti persone forti o non lo siamo su tutti i fronti, e, in alcuni momenti della vita, lo siamo ancor meno. La mia fragilità in certi ambiti, da mesi, è diventata la mia unica certezza.

Fragilità, certi giorni, equivale a permettere a situazioni “ingannevoli” o poco chiare di farsi spazio.
Essere impreparati o incapaci di difendersi permette di accostarsi a emozioni che potrebbero sembrare vere, ma che in realtà potrebbero essere poco sincere, immature, incomplete quando non finte manifestazioni di sentimenti, illusioni che arrivano a distoglierti o dissuaderti dal cercare ciò che veramente vuoi. Essere debole in quei momenti può indurre a replicare a queste manifestazioni con sentimenti sinceri, quindi affidarsi, proteggere, darsi, sostenere, perseverare, volere oltre ogni logica, tentare di costruire anche con chi non merita tutto ciò o non è pronto o non ricambia. 

Lo so che non è giusto, ma Dr House avrebbe detto “Ehi, se volevi le cose giuste hai scelto il posto sbagliato, la professione sbagliata, la specie sbagliata“. Vero è!

E’ questo il momento in cui permetti di fare spazio a situazioni che riescono a portare in paradiso, ma, nello stesso tempo, a risucchiare l’anima e fare molto male. Allora il dolore ci porta a sbagliare le decisioni… ma la paura del dolore riesce a fare anche peggio spesso…. Riescono a farti sentire sbagliato, sempre inadeguato, sempre come se mancasse qualcosa, che insegui ma non raggiungi mai. Se abili, queste situazioni riescono a insinuarsi nel animo e nel cuore fino a impossessarsene. E allora doni loro te stesso e il tuo tempo.

Come dice Grossman, “la cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non sono le parole, non sono i fiori, i regali. È il tempo. Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

Quando inizi a donare il tuo tempo, doni la tua vita, la tua prospettiva di felicità, tutto, perchè trascuri e tradisci tutto quello che hai costruito fino ad allora o ciò che potresti avere altrove, perdi magari la tua vita e la tua dignità, non vedi più altro.

Ci sono anche momenti nella vita in cui non si riesce ad essere così forti da proteggersi, da ricordare chi si è e cosa si è stati, da vedere le cose che ti passano davanti, da trovare giustificazioni all’ingiustificabile, da resistere al dolore o, peggio, alla paura del dolore.

Ecco, quando queste situazioni accadono, se tutta questa valanga di emozioni, parole, azioni si coalizzano, beh, allora è difficile credere che ci sia qualcosa ancora davanti. Allora, diventa difficile, davvero difficile essere felici. Diventa dura anche essere sereni e vedere il proprio futuro.

Insomma, servirebbe qualche dose di Vicodin per alleviare il dolore, stile Dr House.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.