Pomelia, gelsomini e ulivi

Il 13 Maggio ho scritto una lettera all’Altro me stesso.

Non sono così importante da citarmi, ma quella lettera, molto personale, rappresenta una sorta di pietra miliare nella mia vita. Era di poco successiva al giorno in cui l’Altro Me ha tagliato via una parte della mia anima e poi si è fermato nel bel mezzo del ponte guardando giù a lungo.

Per oltre tre mesi, l’Altro me si è seduto in sciopero da tutto (lavoro, amici, emozioni…) e non ha voluto più muoversi. Per oltre tre mesi, l’Altro Me ha preso in ostaggio il me “razionale” e lo ha bloccato in manette.
Sono stato affacciato al parapetto del ponte facendo qualche passo in avanti e alcuni indietro per tanti, troppi giorni.

Nel frattempo, però la mia cucciola è cresciuta, il mio terrazzo si è profumato di zagara e gelsomino, gli ulivi sono tornati argentati e la pomelia continua a fiorire. Tanti fiori che coccolano l’anima e rassicurano nei momenti difficili, come mi ha rivelato qualcuno.

Ieri è stata un’altra giornata di fiele perchè l’Altro me ha stretto ancora di più le manette e il parapetto del ponte è sembrato più basso. Da giorni provava ad avvicinarmi allo “sbalanco” (per voi continentali, significa precipizio) e progressivamente c’è riuscito, non da solo, per carità (ha avuto qualche mano d’aiuto).

Eppure, quando sembrava che l’Altro me avesse ormai vinto e messo al tappeto il tizio in manette, qualcosa è accaduto.

E’ accaduto ieri sera, quando ho parlato tanto con qualcuno che ha scelto finalmente di ascoltare con orecchie nuove. Non ho chiuso occhio tutta la notte.

Nonostante fosse in manette, il Me Razionale non era imbavagliato e ha iniziato a dire ciò che ha taciuto per mesi. Hanno iniziato a discutere. Il Me Razionale ha preso ad analizzare fatti ed eventi recenti, elencando tutto quello che in questi mesi è accaduto. Sbattendo in faccia all’Altro Me, senza interpretazioni, i soli semplici fatti.

Quei fatti che definiscono le persone più di mille parole dette o taciute.

Cose dette mille volte, per carità, ascoltate duemila, ma, si sa, alle cose (soprattutto se importanti) bisogna arrivarci da soli, sbatterci il muso.
Ecco, mi sa che stanotte ho sbattuto il muso contro tutto.

Forse ho anche capito meglio cosa vorrei veramente per ripartire e quali compromessi non sono più disposto ad accettare.

Nikolaj Berdjaev ha scritto che “la notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina; di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora”.
Forse così fu.

Ora, dire che da questo momento tutto vada a posto credo sia un po’ azzardato, ma almeno ho iniziato a raccontare a me stesso le cose come stanno, senza filtri, illusioni o favole. Insomma, forse (e dico forse) sto iniziando a dirmi “Amuni un mi pigghiari pi fissa e camina!” (per i continentali, suvvia, non prendermi in giro e vai avanti).

Tenuto conto del mio livello di disciplina e della capacità di oscillazione in questo periodo, si potrebbe dire che questa condizione di consapevolezza possa avere una vita utile di non più di 24 ore. Forse sarà così, però (non chiedetemi perchè) questa volta sento che qualcosa è cambiata. Se mi sbaglio, dopodomani sarò di nuovo affacciato al parapetto.

Per la prima volta da mesi, ho iniziato a guardare con distacco le cose.
Quindi mi sono detto che forse sarebbe il caso, da oggi, di non accontentarsi di parole taciute, di azioni che non seguono le parole, di interpretazioni per giustificare omissioni, bugie o altre azioni.

Da oggi, mi sono detto che forse sarebbe il caso di rendere il presente tale e non meno reale del passato, così da guardare le persone per ciò che sono ora oltre che per ciò che sono state in passato.

Da oggi, sarebbe il caso di non usare più parole di miele e cannella per coccolare l’anima, di fantasticare sulle cose, senza vedere le grandi lezioni che la vita sta impartendo a me e a chi mi sta attorno.

Se è vero che “per accogliere una rivelazione, grande o piccola che sia, basta a volte essere docili, termine che indicava in origine la disponibilità a farsi istruire”, ecco forse stanotte sono stato docile per le prima volta in molti mesi.

 

P.S.: Nella foto, la mia pomelia che cresce, nonostante le incursioni di Zoe.

P.P.S.: Ho scoperto che la pomelia è giunta per mano degli inglesi in Sicilia. La prima volta di questa pianta esotica è stata presso l’Orto Botanico di Palermo, che ancora oggi ne conserva i suoi esemplari più antichi. E’ una delle piante simbolo di Palermo. Emana un profumo dolce, delicato e agrumato, che richiama alla mente note speziate, di cannella, vaniglia, rosa selvatica e gelsomini. A questa pianta esotica, nel mondo si attribuiscono diversi significati: i thailandesi usano trapiantarla vicino alle tombe e a i templi sacri, ma sono restii a tenerla in casa considerandola pianta sacra. I polinesiani invece la considerano simbolo di immortalità e di buono auspicio, tanto da usare i fiori per creare delle collane da regalare ai visitatori in segno di amicizia ed accoglienza.

Insomma, non  ho mai avuto una predisposizione per le piante (ne ho uccise a decine), eppure questa volta, non so perchè e come, stanno crescendo tutte e mentre scrivo c’è un “ciavuru” (scusate, profumo) che non vi dico.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.