Cannoli e Malu campari

Non ho scritto molto in questi giorni, forse perchè non posso scrivere ciò che vorrei davvero dire.

Se è vero che le parole sono finestre (oppure muri), forse è meglio lasciare delle parole non dette per non aprire finestre e non alzare muri.
Sono giorni di cambiamento, di adattamento, di sorpresa e di sofferenza.

Sono stati i primi veri giorni del rientro dopo la terza e ultima tappa del viaggio che mi ha riportato a Palermo (non tutto è ancora concluso, ma l’80% è fatto).
Questa tappa si potrebbe chiamare “malu campari”.

3.500Km in auto da un Mercoledì a un Sabato, due treni nel tunnel sotto la Manica, un aereo, una nave. Palermo-Londra-Palermo da un Mercoledì a un Sabato, per riportare a casa la mia Mila, prendere la nuova cucciola Zoe e riportare alla sua Mondello le ceneri di Jolie.

Insomma, tante ore per pensare, ore di soliloqui e discorsi con un unica interlocutrice, Mila, che non ha dato particolari risposte, ma che sa ascoltare benissimo (in questo, i cani sanno essere compagni perfetti).

Di fondo, forse, il messaggio chiave di queste giornate è stato “megghiu muriri chi mali campari”, ossia meglio morire che vivere male. Non che io vivessi male a Londra o che mi possa essere pentito di ciò che ho fatto.
Sarei ipocrita e ingiusto a dire questo, anche perchè a Londra io sono stato davvero bene.
Solo che, per mille motivi, alla fine, ho trasformato un’esperienza che sarebbe potuta essere favolosa in “malu campari”.

Tralasciando gli aspetti strettamente personali, se è vero che questo blog era nato per dare spunto a coloro che vogliono avviare un’azienda, ecco, qui c’è un messaggio per loro: per portare i risultati, qualcuno, se non tutti i membri del team, devono sacrificarsi al “malu campari”.

Nulla arriva senza il necessario sacrificio e le necessarie rinuncie, ma, nello stesso tempo, questo “malu campari” deve essere condiviso, se non parzialmente delegato al team.
Se questo non avviene (o avviene solo parzialmente), il rischio è che l’iniziativa funzioni a due velocità: una parte trainante, che si espone e guarda al futuro, ed una resistente, che rimane ancorata al passato. Il risultato è che anche la migliore parte trainante corre il rischio di perdere lucidità ed efficacia.
Se questo dovesse accadere, sarebbe il caso di applicare un altro detto siciliano: “Non si può mungiri a petra pi nesciri sugu” ossia non si può mungere la pietra ed aspettare che esca il succo.

Non è esattamente ciò che è accaduto e non posso dire che sono nella condizione di mungere pietre, ma ogni organizzazione ha i suoi limiti.
Proprio per questo ho iniziato a rallentare. Proprio per questo il mio corpo ha iniziato a darmi dei segnali che non posso più ignorare. Nemmeno la furia auto-distruttiva (che forse ha fatto da propulsore in questi anni) mi sostiene più, quindi è stato giusto ritornare e ridefinire le priorità della mia vita.

In compenso. però, ho ripreso a deliziarmi con i cannoli! Niente più hot cross bun o scones.

Please follow and like us:
0

I post recenti

L’archivio

Written by:

Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.