La lettera di un capo imperfetto

Cari colleghi,

ho una confessione da fare: il vostro capo non è perfetto. Credo che nell’ultimo periodo vi sia anche venuto il sospetto.

Ci sono giorni in cui guardo questa azienda e mi sento gratificato. Sono i giorni in cui vorrei fermare il tempo e godermi ogni momento, ma questi giorni stanno diventando sempre più rari, perchè siamo tutti troppo presi da mille cose e perchè temo che non tutti stiamo lavorando per gli stessi obiettivi. So anche che c’è così tanto davanti e così tanti rischi. Sono finiti gli anni in cui eravamo più una famiglia (in cui si mangiava tutti intorno al tavolo) che un’azienda.. Sembrano passati anni luce da allora, anche se sono solo pochi anni. Mentre vi guardo, certi giorni, ho una sensazione di malinconia, quando non di delusione. Non ho nessuna intenzione di mentire, tutto ciò, intendo lo sforzo fatto finora, ha preso a stancarmi. Essere un capo è difficile, se imperfetto lo è ancora di più.

Negli ultimi dieci anni, mi sono chiesto sempre più spesso se ho davvero goduto pienamente ogni singolo momento e dei successi, se ho affrontato ogni sfida che si è prospettata al meglio delle mie capacità. Mi chiedo se ho sempre scelto il meglio per voi e se sono stato il miglior capo che poteste avere. Ogni volta che mi pongo queste domande, che mi trovo a fronteggiarle, l’esitazione e un pizzico di apprensione rendono la bocca amara. Ho presenti i miei errori, le scelte sbagliate e il costo che hanno avuto per l’azienda e per la mia vita, ma sono state scelte che qualcuno doveva pur fare. Si sarebbe potuto fare meglio, senza dubbio, ma è andata così.

Devo dirvelo. A volte sono incerto delle mie capacità. A volte faccio davvero fatica.

Non sempre so quale sia la strada migliore da scegliere. Decido, certo, al meglio delle mie capacità (anche con una dose di istinto e intuito), ma non sempre faccio le scelte migliori. Lo sapete. Io lotto con pazienza, serietà e determinazione. A volte, faccio fatica a darvi tutta l’attenzione che desiderate e meritate. Faccio fatica a essere stanco sette giorni su sette, e questa stanchezza si è ormai installata in modo permanente.

Finora, ho provato a darvi l’esempio, a stare alla vostra destra, forse ho provato (non so quanto sbagliando) anche a proteggervi, a guidarvi e a dimostrarvi che se ci si impegna seriamente le cose possono accadere. Non credo che molto di questo esempio sia davvero passato. A volte vi ho deluso, lo so. A volte ho deluso me stesso.

A volte non ho avuto pazienza e attenzione per voi. Mi dispiace.
A volte sono stato troppo stanco per rispondervi e mi nascondo invece dietro il mio pc. Mi dispiace.
A volte sono distratto e si deve chiamare il mio nome tante volte prima che io mi concentri per rispondere. Mi dispiace.
A volte sono solo in un mondo tutto mio, in cui c’è spazio a malapena per me ed i miei dolori. Mi dispiace.
A volte non ho la pazienza di capire perché sorgano certi litigi o certi problemi. Mi dispiace.
A volte non so trasmettervi la sicurezza che dovreste percepire. Mi dispiace
A volte non riesco a darvi le risposte che vorreste. Mi dispiace.

Vorrei poter nascondervi i miei limiti. La mia stanchezza. Lo sforzo che fatico sempre più a fare. La mia tristezza. Le mie preoccupazioni.

Alcuni giorni mi dimentico di sorridere e ridere, mi dimentico di essere divertente. Sto lavorando su tutto questo. Voglio che voi sappiate che sto lavorando ad essere una persona e un capo migliore, ma voglio anche che sappiate che la mia presenza non sarà permanente. Ogni giorno, mi sforzo di fare meglio di quello precedente e mantenere l’attenzione sugli obiettivi, piuttosto che sulle mie paure e preoccupazioni. Devo però iniziare a recuperare la mia vita, riducendo il mio impegno e obbligandovi ad assumervi maggiori responsabilità (a cui alle volte vi ostinate a sottrarvi).

Non dico che non ci sia determinazione e dedizione al lavoro, dico che, come quando un figlio diventa maggiorenne, è importante dargli le chiavi di casa o dell’auto e lasciarlo andare. Credo sia giunto il momento di iniziare a lasciare andare. 

La nostra azienda ha dimostrato di poter competere, ma lo ha fatto grazie a pochi fattori chiave: serietà, coesione del gruppo, competenza.

Io non smetterò di esserci quando sarete in dubbio, ma da ora in poi:

  • dovrete iniziare a cercare la via da soli e non dovrete mai smettere di farlo;
  • dovrete anche voi lavorare su voi stessi, per essere persone migliori e capaci di far crescere l’azienda, con meno chiacchere e più fatti, mettendoci la faccia, la testa e il cuore, avendo fame di avere successo;
  • dovrete accettare che nulla è scolpito nella pietra e che nessuna posizione è acquisita, nessuno è indispensabile (nemmeno io) e che il bene dell’azienda è il nostro primo obiettivo;
  • dovrete vedere il collega come colui che combatterà al vostro fianco, che vi parerà le spalle, facendo squadra al posto di voler primeggiare individualmente o esercitare la vostra presunzione;
  • dovrete accettare le critiche del cliente e dei colleghi, valutandole come spunti per migliorare e non come attacchi personali. Dalla capacità critica, dal mettere in discussione l’acquisito viene la crescita.

Chi mi conosce sa che non sono solito dare lezioni di vita, sia perchè ho commesso così tanti errori nella vita che sarebbe ridicolo, sia perchè credo fermamente che ognuno debba fare le proprie esperienze, avendo successo o sbagliando, ma assumendosi delle responsabilità.
In questi anni, ci siamo trovati a ricevere molto in pochissimo tempo. Qualcuno dice che avere “tutto e subito” non paga e non ha mai pagato. Io ne sono convinto. Ottenere in poco tempo quello che si desidera, saltare i passaggi fondamentali e sperare che il cambiamento possa essere indolore, pensare di riuscire ad ottenere quello a cui si ambisce con facilità è pura utopia. Noi, per fortuna, bravura, situazioni contingenti abbiamo ottenuto molto in poco, pochissimo tempo, ma questo ci ha illuso che fosse un risultato “stabile”. Peccato che i veri risultati, quelli che durano, richiedono un team disposto alla sofferenza, perseveranza, impegno costante e tanta pazienza. Bisogna essere pronti a mettersi in discussione, sempre, ogni giorno.

Ecco, cari colleghi, senza questi principi ben presenti, la nostra crescita è destinata ad arrestarsi e io potrò solo assistere.

Buon lavoro.

M

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.