Con gli occhi di un bimbo al finestrino

I sentieri della vita erano come le rotte di un aereo, nessuno sapeva dove fossero.” – Francis Scott Fitzgerald – “Gli ultimi fuochi”

Ricordo che quando ero piccolo, mi piaceva viaggiare in aereo.
A quel tempo, era qualcosa di speciale, da raccontare (non tutti i miei compagni di scuola avevano ancora volato) e decollare, volare, atterrare aveva un che di unico ed emozionante.

Ero piccolo, tutto era nuovo.

Poi ho iniziato a viaggiare per lavoro e il decollo, il volo, l’atterraggio hanno perso la loro meraviglia. E’ diventato tutto così comune e scontato.

Beh, per atteggiarmi a “business man”, ho cominciato a cambiare il mio comportamento durante il volo e sono diventato il classico adulto noioso che viaggia spesso in aereo. Insomma, sono diventato una “camurria” con la faccia dura!

Ho smesso di guardare gli altri, ma soprattutto ho smesso di guardare fuori dal finestrino, perchè  ho creduto che per i “business man” vedere il mondo da oltre 8.000 metri fosse una cosa normale. Eppure da quell’altezza, le albe, i tramonti, i paesaggi, le Alpi, le isole hanno un colore e un fascino particolare. Io, però, ho smesso di guardare.

Ho iniziato ad occupare il tempo lavorando. Prima tuttavia c’è stata una fase in cui non ho potuto volare. Per circa due anni e mezzo, a seguito di un attacco di panico nel bagno dell’aeroporto di Palermo, ho dovuto smettere per un po’ di viaggiare in aereo. Poi, piano piano, ho affrontato la mia paura, ho usato la forza di volontà, ho cercato il coraggio e sono risalito lassù. Mi sono rimesso al posto finestrino (preferibilmente nella parte anteriore dell’aereo) e ho ricominciato a lavorare al pc, guardando ogni tanto fuori dal finestrino.

Continuo a prendere il posto finestrino, perchè prima o poi, devo smettere di essere quel tipo noioso e insofferente di persona, devo chiudere quel pc e ricominciare a guardare i colori del mondo e delle nuvole.

Voglio tornare ad essere il bambino che si stupisce a volare e a vedere il mondo da oltre 8.000 metri di altezza.

Voglio tornare a vedere il mondo dall’alto e a stupirmi delle albe, dei tramonti, dei paesaggi, delle Alpi e delle isole.

Mi voglio sentire piccolo e vedere che i miei problemi, le ansie e le paure rimpiccioliscono mentre l’aereo va in su. Voglio tornare a gioire per le cose che altri forse troverebbero assurde. 

Voglio tornare al giorno in cui ho volato per la prima volta e liberarmi delle “camurrie“.

PS. Testo dedicato a mio padre, che quel giorno avrà visto un bimbo stupito al finestrino.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.