Inquietudine, cambiamento e innovazione

Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.” – Emily Jane Bronte

Non ho mai creduto nell’oroscopo o nei segni zodiacali, però non posso negare che ci sia qualcosa che accomuna molti dei nati sotto il segno dei Gemelli (ne conosco tanti). Ne parlavo a cena con un’amica (anche lei Gemelli), qualche sera fa, con cui condivido esattamente gli stessi “sintomi”.

Ora, non me ne vogliano gli amici dei Gemelli più tranquilli (esistono?), ma questo qualcosa temo che sia l’inquietudine, uno stato d’insoddisfazione, di intimo travaglio che induce curiosità, necessità di stimoli e la ricerca costante di ciò che è davvero importante.

Detta così pare una cosa bella, eppure finisce per essere una bomba ad orologeria il cui timer è impostato a caso e sta in silenzio per mesi e anni, armando la sua carica, fino a esplodere di punto in bianco. L’esplosione travolge sempre le scelte fatte con scarsa convinzione e i compromessi con sé stessi.
Ergo, “state a cura” (traduzione: attenzione), perchè i Gemelli sono pericolosi!

Tralasciando le mie scarse doti da Branco, non posso negare che l’inquietudine nell’ambito professionale sia sempre un vantaggio perchè permette di essere aperti e reattivi al cambiamento, favorisce la curiosità e ti aiuta a ricercare nuove opportunità.

Il capo dell’innovation di IBM ha definito la capacità di trasformare digitalmente il mondo in questo modo

Digital reinvention demands a transition from traditional tools and methods to the application of digital technologies that enable innovation in a particular domain to radically improve performance and simplicity of user experience

E’ evidente la considerazione che una tensione a cambiare e a ricercare qualcosa di nuovo o migliore sia alla base di ogni rivoluzione.

L’inquietudine che mi porto dentro mi ha aiutato a definire un percorso (tutto sommato e fino ad ora) positivo per la mia carriera professionale: capisco quando un’esperienza si sta per concludere, quando ho imparato ciò che mi serve e posso guardare avanti.
L’inquietudine che mi porto dentro mi ha aiutato a portare l’azienda a celebrare il primo decennale e ad ottenere i risultati che abbiamo avuto. Insomma, è quella che mette sotto pressione le persone che lavorano con me perchè aiuta a spronarli e a ricercare roba sempre nuova. Più di qualcuno certamente la classificherebbe come una “camurria”, ma siccome è un mio difetto e il blog è mio, affermo pubblicamente che, nella mia personalissima prospettiva, è un punto di forza.

E’ un rumore di fondo, come un tremore, che ha percorso incessantemente la mia vita. L’inquietudine è quasi un’energia che accumulo e quando esplode conduce a grandi cambiamenti di vita.

Se vuoi fare lo startupper o l’imprenditore, l’inquietudine è un’arma, una voce al tuo fianco che ti incita a guardare oltre, a non abbassare la guardia, a riesaminare sempre tutto per capire come migliorare o come anticipare gli eventi. E’ una voce che ti ricorda le tue responsabilità ma nello stesso tempo ti aiuta ad avere quella dose di coraggio e incoscienza che aiutano (in certi momenti) a prendere delle decisioni. Lo è perchè fa in modo che la voglia di cambiare e di innovare sia sempre più forte della resistenza e della paura delle conseguenze dei fallimenti.

Insomma, l’inquietudine è come un catalizzatore… se lavori.

Eppure tutto ha un prezzo.

Essere inquieti, anche nella vita privata, vuol dire essere sempre alla ricerca di qualcosa, vuol dire riflessione, silenzio, muri, rivalutazioni continue, pause e cambiamenti, entusiasmi e delusioni. Tutte parole che poco si adattano a certe fasi delle vita personale e, in alcuni casi, alla convivenza con il prossimo.

Scrive Francesco Lamendola nel suo “Elogio dell’inquietudine“: “L’inquietudine esistenziale è il segno di una intensa vitalità dell’anima, che non si accontenta della banalità del quotidiano e aspira a una meta degna dei suoi sforzi e dei suoi ardori (Giordano Bruno parlava di “heroici furori”)”.”

Questa definizione è forse troppo ricercata per me, ma è vera soprattutto quando nella vita si sono stratificate circostanze, compromessi, scelte, rimpianti. Allora, l’inquietudine diventa quel fattore che impedisce di costruire con continuità la linea della vita, diventa una turbolenza irresistibile, un dolore sordo che non riesce a farsi ricordo ma rimane a vagare vorticosamente nei meandri della mente. A quel punto c’è il rischio di dover cambiare la propria vita, ponendosi domande che per anni ci si è ostinati ad ignorare. Da quel momento in poi la vita riprende a cambiare tanto e diventa inutile provare a resistere.
In quel momento, convivere con un Gemelli “inquieto” può diventare complicato.

Scrive Fernando Pessoa nel Libro dell’inquietudine“: “My soul is impatient with itself, as with a bothersome child; its restlessness keeps growing and is forever the same. Everything interests me, but nothing holds me. I attend to everything, dreaming all the while. […]. I’m two, and both keep their distance — Siamese twins that aren’t attached.

PS: riflettevo che mettendo in fila le pagine di questo blog, emerge un profilo di una persona affetta da emicranie e insonnia, inquieto, stressato e un po’ ansioso. Evidentemente la promozione di me stesso non è il mio mestiere!

PPS: Pessoa era un Gemelli, insieme a Che Guevara, Paul Gaugin, García Lorca, De Filippo, Bob Dylan… Se poi volete sapere quali altri personaggi famosi sono gemelli, potete trovarli qui.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.