Corde serie e pazze: tre domande da ricordare

Deve sapere che abbiano qui come tre corde d’orologio in testa. […] La seria, la civile, la pazza.
Soprattutto, dovendo vive­re in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. – Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. – Non si può. – Io mi mangerei – per modo d’esempio – il Signor Fifì. – Non si può.
E che faccio allora? Dò una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa;- « Oh quanto mi è grato vedervi, caro il mio signor Fifì ! » – Capi­sce, signora?
Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora… allora io cerco, prima, di gi­rare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’ot­to, senza tante storie, quello che devo.
Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora la cor­da pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!
” – Il berretto a sonagli (L. Pirandello)

Tante volte mi sono chiesto e talora mi hanno chiesto perchè scrivessi, da dove vengono le cose che ci sono in questo blog. In realtà, credo che ciò che c’è qui venga dal tentativo di dare un senso a ciò che mi accade, come se questo “luogo” potesse essere un modo per dare un indirizzo e un fine a ciò che sta via via accadendo.
Scrivere queste pagine, nello stesso tempo mi regala un piccolo spazio di serenità e di riflessione, un momento di silenzio in cui rifugiarmi settimanalmente.

Questi sono i pochissimi momenti (che consiglio a tutti) in cui provo a rivalutare ciò che è accaduto, a focalizzarmi su ciò che sto facendo e su quali saranno i passi futuri. E’ un processo vitale per ogni azienda piccola, perchè, viste le limitate risorse, ogni errore di valutazione o dispendio di energie può avere implicazioni non trascurabili.
Diventa necessario, quindi, guardare le cose con distacco, girare le corde giuste per non lasciare sfogo alla corda pazza… In certi momenti, come dice Pippo, è necessario chiudere la valvola che fa sentire la voce del cuore e ascoltare solo il cervello, la propria coscienza e il proprio istinto.
Bisogna essere equilibrati e forse anche un po’ cinici. Qui è fondamentale girare la corda seria.

Alcuni anni fa, ho trovato un articolo su Inc. che parlava di cosa serve ad un’azienda per crescere e come un imprenditore dovrebbe porsi rispetto alla propria azienda.
Quell’articolo l’ho lasciato tra i preferiti e stasera (in cui l’umore non è proprio al massimo) l’ho riletto.

Nel buon pragmatismo inglese, tutto sembra essere molto semplice (ma non lo è) e viene ricondotto a tre semplici domande:

  1. Cosa è davvero importante? (What’s important?)
  2. Cosa dovrebbe rimanere come è? (What should be the same?)
  3. Cosa dovrebbe essere cambiato? (What needs to change?)

Riflettendo su queste tre semplici domande, penso sia possibile non perdere di vista cosa davvero importa per un’azienda e cosa può essere ritenuto superfluo. Forse, lo si potrebbe applicare anche alla vita di tutti i giorni.
Spesso è proprio ciò che è superfluo, accessorio, non davvero importante che ci impedisce di andare avanti.

Solo chiudendo ognitanto la valvola del cuore, quella che ci porta ad affezionarci alle nostre idee, alla nostra azienda, come ad un figlio che educhiamo con troppa indulgenza, che si possono fare le scelte necessarie.
Insomma dovremmo imparare ad andare avanti con ciò che funziona e buttar via o cambiare ciò che non va.
E’ duro, doloroso, ma può risultare vitale. Forse è l’unico modo per non dover, un giorno, girare la corda pazza.

PS: in linea con quanto scritto prima, più post in una settimana indica periodo pesante! 🙂

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.