Brexit: aggiornamento semi-serio

Ho scritto a caldo della Brexit, il giorno dopo il voto.

Sono passati alcuni mesi, ma non si placa in Italia la preoccupazione per la decisione dei britannici di uscire dall’EU. Dalla poca televisione italiana che vedo e dagli articoli che leggo, sembra che il disastro sia sempre incombente (strategia della paura).

Magari hanno ragione, intanto però Londra è completamente “open-for-business”, tutto procede come prima, la Regina è sempre lì, il fish-and-chips continua a profumare le strade, l’economia non è crollata e si tenta di capire come uscire da questa situazione (magari non danno l’impressione di avere le idee tanto chiare, ma ci sta).

Chi ha un’impresa e viene dall’estero si interroga sul futuro e aspetta le decisioni di questo governo (che, nel frattempo, continua ad invogliare le aziende a venire a Londra). 

Riflettevo però che intanto loro hanno votato, e non solo hanno votato, ma hanno pure votato in un modo un po’ azzardato (non potevo scrivere la parola che volevo, qui avrebbero detto “respect the process!”).
Incredibile però, il governo inglese, invece di dire “grazie a tutti per il parere, però picciotti avete fatto una minchiata. Ora facciamo una qualche legge che sistemerà le cose come vogliamo noi…” (soluzione italica al referendum), ha deciso, nel rispetto della volontà democratica, di dare seguito alla cosa. Ha risposto civilmente alle petizioni sottoscritti dai pro-Remain (ho sottoscritto un paio di petizioni al Governo Inglese e questi mi tengono aggiornato, cioè rispondono!) e sta seriamente pensando a come uscire da questa situazione se non più forti almeno non troppo deboli. Insomma, sto prendendo qualche lezione di democrazia: se la maggioranza vota una cosa, che piaccia o no, va rispettata.

L’Europa fa l’offesa, adotta un atteggiamento di superiorità (abbastanza fastidioso), ma qualche certezza inizia a scricchiolare.

Il fatto è che Brexit, comunque vada, è la voce di un popolo che ha scelto ma soprattutto è un segnale e un pericoloso precedente.

Il nostro premier (fino a qualche mese fa tenuto in panchina come seconda linea) adesso è nel cerchio magico della Germania e, invece di attirare business vero da Londra, si preoccupa di aggiudicarsi l’EMA, l’agenzia europea per i medicinali, che, se Londra non dovesse essere più Europa, dovrebbe trovare una nuova casa. Pregevole progetto, 5.000 persone collocate a Milano o Roma. Credo che l’Europa ci accontenterà di buon grado perchè il business vero (parlo di finanza, industrie, produzioni…, quello che genera ricchezza e indotto) lo stanno negoziando altri.

Nel frattempo, noi, in Italia, non votiamo, rimandiamo di mese in mese le votazioni e il referendum. A sentire i giornali, le tv, i politici ed esperti vari (ambasciatori inclusi) in ogni caso stiamo rischiando l’ennesimo disastro. Insomma, distrazione di massa. Meno male che in Italia non votiamo nulla, guarda tu che potrebbe succedere se facessimo di testa nostra?

Quindi, visto che i britannici hanno votato, hanno scatenato un putiferio, hanno aumentato i miei pensieri e innescato in me il “babbio” (per i continentali, “cazzeggio”), ho deciso di raccontare le principali possibili conseguenze di questo voto (fino ad oggi):

  1. sembrerebbe che sia iniziata una campagna massiccia di sostituzione dei rubinetti separati per acqua calda e fredda, a favore dei miscelatori. Gli inglesi desiderano affrontare, prima della Brexit e finchè i produttori possono esportare a buon prezzo, il tema dell’ustione o del congelamento (secondo le preferenze) delle mani in inverno;
  2. un numero sempre maggiore di britannici (tutti quelli pro-Remain) starebbero chiedendo il passaporto italiano e avrebbero deciso di trasferirsi in Sicilia, con l’obiettivo di trasformare Palermo nella nuova City. Rimane da capire come gestiranno il rapporto con le montagne di munnizza che saltuariamente appaiono, con i mezzi pubblici creativi, i posteggiatori abusivi e con il traffico descritto da Johnny Stecchino;
  3. durante l’estate, Londra, per far capire ai propri abitanti che non è da meno ai continentali del Sud, ha regalato un po’ di giornate a 30°. Peccato che la città non è propriamente pronta a gestire il caldo (come noi del Sud che siamo costruiti per sudare): i parchi si sono riempiti di gente che prendeva il sole in abbigliamento improbabile, barbecue ovunque (in questo, il Palermitano che “arroste” carne alla Favorita e l’inglese che “arroste” carne al parco hanno molto in comune) ed entrare nei mezzi pubblici era rischioso quanto entrare in una camera a gas;
  4. visto che esportare in UK sarà più difficile, l’Università di Cambridge sta studiando come modificare geneticamente alcune mucche per far produrre in loco non latte, ma vino francese, spumante italiano e limoncello. Al momento, hanno ottenuto latte al limone in brick e alcune varianti di Coca Cola al sapore di spumante (certamente sarà migliore della variante imbevibile alla vaniglia).
  5. la sterlina (che sarebbe dovuta crollare, ma tutto sommato non lo ha fatto) ha deciso di rifarsi il look, lanciando una nuova banconota con Regina in persona e Winston Churchill. Incauti questi inglesi, perchè che la banconota è stata fatta con carta moneta speciale realizzata in Italia (Officine Meccaniche Cerruti). Quindi se chiudiamo le frontiere, questi hanno smesso di stampare le banconote da 5 sterline?

A questo punto mi chiedo, ma secondo voi, gli inglesi sono consapevoli di avere qualcosa in comune con il Palermitano che il primo maggio o il 25 Aprile fa la “scampagnata”? Ma niente niente che tutta ‘sta storia della Brexit alla fine si sarebbe potuta risolvere facendo presente che siamo tutti un po’ uguali?

Boh, intanto ho scoperto che in Birmania hanno le panelle e il carretto siciliano (solo che è celeste!)… qualcosa non quadra.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.