Know you identity – Sai davvero chi sei?

Sono inciampato in una recensione del libro “The Woman I Wanted To Be” di Diane von Furstenberg, stilista conosciuta a livello mondiale. Non è che Vogue sia una delle mie letture preferite, eppure qualcosa di interessante c’è.

Non ho ancora letto il libro, ma cercando su Google, ho trovato un passaggio che mi ha colpito. La stilista affronta il tema dell’identità (brand identity) dell’azienda.
Ogni organizzazione dovrebbe conoscere a fondo la propria identità ed esserne consapevole. Questo non vuol dire solo mettere un bel nome o un logo accattivante, ma sapere chi realmente sei, quale è la tua essenza, quello che racconterai ai tuoi clienti, quello che dirai nel tuo “elevator pitch” (ossia, quella brevissima presentazione che un imprenditore farebbe ad un potenziale investitore se per caso si trovasse con lui in ascensore).

La cosa che mi ha colpito è che anche un’imprenditrice di successo ha dovuto confrontarsi, non all’inizio ma durante la normale vita del suo brand, con momenti in cui l’identità dell’azienda sembrava smarrita.
E’ assurdo che un’azienda avviata possa perdere la propria essenza o non riconoscersi in una definizione o un sistema di valori, eppure riguardando la storia di tante aziende (a partire da Apple) tutte si sono dovute interrogare per individurare quelle famose tre parole che identificano l’identity, il brand, i clienti e il design. Questo è ancora più vero nel mercato dell’innovazione che cambia a ritmo semestrale.

Nelle aziende grandi si può contare su gruppi di brainstorming e consulenti che ti aiutano a individuare qualcosa di accattivante, sexy e strafigo. Principalmente, ci sono tante teste e, statisticamente, qualcuna produrrà qualcosa di utile e importante. Nelle piccole non è tutto così semplice, spesso perchè non c’è nemmeno una buona consapevolezza di sè stessi, della propria identità e delle potenzialità.

Alcuni anni fa, prima che Qwince vedesse la luce, provai a far presentare l’azienda ad ogni socio e dipendente: 5 minuti per raccontare (come se dovesse spiegarlo alla propria nonna) chi siamo e cosa facciamo (senza slide!). In poche parole, la domanda era “Ma tu cu sì? A cu appartieni?” (sempre per i continentali, ma tu chi sei? per chi lavori?)

Era un esercizio per capire a quale squadra ciascuno pensasse di appartenere. Il risultato fu sorprendente e… frustrante. Pochissimi di noi sapevano spiegare chiaramente cosa facesse l’azienda, ma soprattutto chi fossimo. Il punto era che “genericamente” tutti dicevamo la stessa cosa, ma illustrandola con parole o in modi diversi. L’idea più diffusa oscillava tra una software house, uno studio associato e una società di consulenza tecnica.

Questi momenti sono chiarificatori, definiscono il focus e la direzione, ma soprattutto forniscono una nuova prospettiva da cui vedere l’azienda. Gli imprenditori siamo portati a dare per scontato che quello che sta nella nostra testa sia immediatamente trasferito alle nostre persone. Non è affatto vero. Provate a fare un esercizio del genere e vedrete quanti dei vostri collaboratori saranno capaci di spiegare esattamente chi siete, magari per come vi definite sul vostro sito web o nelle presentazioni.

Abbiamo lavorato tanto sul brand e sulla “proposizione commerciale”, temo che tanto ci sia ancora da fare per affinarla, ma abbiamo fatto qualche passo avanti.

In ogni caso, mi sa che ricomincio a far presentare l’azienda… magari scopro qualcosa di nuovo e in ogni caso mi divertirò.

PS: Ho messo la foto del palazzo Apple, perchè ancora non ci hanno consegnato l’insegna di Qwince da mettere sul grattacielo.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.