Diario di bordo – “Lessons learned” nell’ultimo anno

Un anno fa, di questi giorni, mentre ero in vacanza in Galles, decisi di creare questo blog che somiglia sempre più ad un diario di bordo molto personale e sempre meno a quello che sarebbe dovuto essere (ossia un diario d’impresa tra la Sicilia e Londra).
Dodici mesi fa, questo é stato un primo evento che ha prodotto un cambiamento, perché ha introdotto una sorta di rito settimanale. Mi fermo, penso alle scemenze da scrivere, trovo il tempo e scelgo il titolo e la fotografia da mettere.
Forse, alla fine, lo faccio più per me che per i lettori.

Dopo un anno, Londra la sento sempre più casa mia (Brexit permettendo), ma sempre meno come una soluzione definitiva. Ciò ovviamente non contribuisce al senso di stabilità e alla visione di “lungo periodo”, tuttavia la vita mi ha insegnato che i piani vengono spesso sovvertiti, quindi meglio farli a breve-medio termine.
É stato un anno entusiasmante per tanti versi, stancante certamente, e ricco di eventi molto diversi tra loro, parecchi positivi, qualcuno non piacevole.
In ogni caso ne sono uscito diverso o quanto meno più consapevole.

Tornando dai primi giorni delle due settimane di vacanza estiva, mi sono chiesto cosa ho imparato in questi 12 mesi. Allora, tanto per rompere i cabbasisi, ho pensato bene di scriverlo usando tre proverbi (ovviamente siciliani, giusto per tenervi in allenamento).

1) Cu ti futti é sempre chiddu chi t’abbrazza (traduzione per continentali: chi ti frega è sempre colui che ti abbraccia)
L’abbraccio può essere di amicizia, di gratitudine, di affetto persino, ma sotto sotto qualcosa c’è. Per varie motivazioni, la gratitudine, il rispetto e l’amicizia passano in secondo piano e si pensa di essere più furbi, bravi, coraggiosi di quello che effettivamente si è. Allora, ai lettori che vogliono avviare qualcosa di proprio, mi pemetto un consiglio: ricordate che qualcuno che prima o poi vorrà fottervi ci sarà sempre (e non è detto che sia una persona a voi lontana). Quindi, come direbbe Pippo, mai abbassare la guardia fino all’ultimo istante della partita.

2) Unciti cu chiddhi megghiu ri tia e pierdici i spisi (traduzione per continentali: frequenta chi è migliore di te .. e non badare a spese)
Trovare le persone giuste per combattere la guerra é complesso, anzi é la parte più complessa. Il team, la squadra, le persone che ti stanno attorno sono la chiave per crescere. Ho imparato che senza le persone giuste (quelle leali, pronte al sacrificio, che condividono i tuoi stessi obiettivi…) non si va da nessuna parte. Stiamo allevando i nostri giovani imprenditori con il mito della startup che nasce nel garage di casa tra tre o quattro amici. Bene, dopo esservi divertiti a smanettare in garage, se ci credete davvero, uscite e trovare le persone del vostro team. Cercate persone leali prima che preparate, con un fortissimo “commitment” all’iniziativa, per le quali è vitale il successo dell’azienda.

3) Senza sordi nun si canta missa .. senza stola nun si cunfessa (traduzione per continentali: senza soldi non si dice la messa .. senza stola non si confessa)
Ho imparato che è fondamentale diffidare di chi si dichiara disponibile ad aiutare gratuitamente. Prima o poi presenterà il conto e potrebbe essere salato. Il conto può essere sotto forma di una bella fattura o (peggio) di un credito che prima o poi qualcuno vorrà esigere. Quindi, meglio decidere prima chi e quanto pagare. Le startup e le aziende in crescita sono circondate da mentor, consulenti, amici, investitori e fauna varia. Bene, passato l’entusiasmo (perché ovviamente fa piacere vedere che qualcuno crede alla nostra idea al punto da dedicarvisi gratuitamente), chiarite bene chi fa cosa e a quanto. Poi, cercate la lanna (ops, i soldi)!

A partire da queste tre lezioni imparate nell’anno (vabbè, in verità alcune le avrei dovute imparare anche prima), mi sono imbattuto, leggendo l’ultimo libro del musicista Stefano Bollani, in una frase che racchiude come mi piacerebbe approcciare la vita nel prossimo anno (anche se è facile a dirsi, meno a farsi).
Il libro (che consiglio) racconta  in modo ironico e personale le vite di grandi musicisti. Dalla lettura emerge che ci sono tratti che li accomunano tutti: la capacità di partire da zero, il credere nelle proprie capacità (anche quando tutti fanno il possibile per demolirti) e tanto sacrificio, condito da forte determinazione, ma, soprattutto, la ricerca di libertà.
Ah già, la frase é questa ed è riferita ai musicisti di cui descrive la vita:
Sono bambini caduti sulla Terra che continuano a costruire un castello di sabbia. Quando arriva l’onda e glielo distrugge o, semplicemente quando il mattino dopo vanno in spiaggia e non lo trovano più, si mettono lì e con pazienza lo rifanno, non proprio identico, ma quasi. E sono felici” – Stefano Bollani – Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti.

Ripensando, quindi, alla vita che ho vissuto in quest’anno, (e prendendo sempre in prestito le parole di Stefano Bollani) non posso non costatare come tutti andiamo incontro (più o meno bene e a testa alta) ad eventi che ci cambiano la vita, ci facciamo attraversare dalle situazioni o proviamo a contrastarle, ma in ogni caso ne usciamo diversi in qualche modo.

A proposito, dopo un anno, avete migliorato il vostro siciliano?

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.