Il privilegio di “tampasiare”

Certe cose accadono nella vita silenziosamente e lentamente. E così, da un giorno all’altro, ci si ritrova in una condizione che non avevi previsto.

Questi sono giorni un po’ particolari. Ricchi di soddisfazioni da un lato (abbiamo avuto importanti riconoscimenti) e inconcludenti dall’altro. Nella vita di un’impresa succede di profondere tanto sforzo e non riuscire a raccogliere nulla. Talora accade per sfortuna, per imprecisione o scarsa incisività, per il particolare momento dell’anno o per la congiuntura, per incomprensioni con il potenziale cliente e per centomila altre circostanze.
La sostanza però non cambia: si corre tanto e si raccoglie poco.

In questi momenti, che accadono nella vita di tutti gli imprenditori e di coloro che lavorano, la stanchezza non trova il contraltare dell’adrenalina da “successo”.
Sono questi i momenti ci si sente stanchi di tutto, di combattere, di provare, di viaggiare, di pensare. Sono questi i momenti in cui ci si sente delusi e affaticati. Sono questi i momenti in cui servirebbe forse una sterzata alla vita, ma, poi, a conti fatti, non si può darla per senso del dovere, per gli impegni presi e che si sommano o forse perchè non è in fondo quello che si vuole. Magari basterebbe “tampasiare” un po’ (parola siciliana quasi intraducibile che esprime il vagare senza meta e senza finalità, perdere tempo, ma in uno stato di semi-apatia, insomma qualcosa di più del normale oziare). Usando le parole di Camilleri: ““Tampasiare??? ad esempio, attività tipica del siciliano che consiste nell’alzarsi da letto e, senza lavarsi né vestirsi, occuparsi di cose essenziali come raddrizzare un quadro e rimirare una cartolina guardandosi bene dal leggerne il testo…

So cosa vuol dire essere stanchi, moralmente e fisicamente. So che nel mondo in cui viviamo, i ritmi sono estenuanti, usuranti, ancor più in città grandi come Londra, Milano o Roma. So cosa vuol dire essere stanchi di preoccuparsi troppo, di pensare troppo, di avere mille cose nella testa, di investire in esiti incerti, dell’incertezza e del constatare che la tua condizione (nonostante gli sforzi) non stia cambiando più di tanto.

Forse, la verità è che, chi più chi meno, siamo tutti stanchi, perchè, soprattutto da una certa età in poi, i sogni non realizzati, la ricerca di realizzazione, le delusioni, gli errori, le ferite si fanno sentire come una vecchia distorsione quando cambia il tempo.
Magari, vogliamo cambiare la nostra condizione (non necessariamente vogliamo di più) ma siamo troppo stanchi per farlo, per ricominciare o non siamo pronti ad assumerci i rischi.

Forse il vero punto è che non sappiamo quante volte sarà davvero possibile ricominciare, per quante volte ne avremo la forza. Attenzione, perchè a 45 anni questi dubbi iniziano a fare capolino.

Sono convinto che tutti ci scoraggiamo, ma credo anche che finché riusciremo ad articolare un cambiamento (anche minimo) potremo sperare di ricominciare. Tutte le persone migliori che ho incontrato sono stati stancati dalla vita, alle volte anche sconfitti nei loro progetti o sogni, ma hanno continuato a lottare fino all’ultimo secondo. Qualche giorno fa ne ho incontrato due che, da Palermo, stanno mollando tanto e vanno negli Stati Uniti con figli al seguito. Tutta la mia stima.

Alle volte penso che quando si è stanchi dovremmo avere la possibilità di rallentare, di andare piano, di “tampasiare” un po’ facendo anche piccoli passi ma senza fermarci. Forse è di quello di cui avrei bisogno, ma poi penso che a me “tampasiare” dopo un po’ “m’abbutta” (mi annoia) e capisco che troverei certamente qualcosa a cui pensare, di cui preoccuparmi,…
La verità è che la mia testa è la mia nemica.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.