Business working class

Stamattina, come spesso accade, ho preso due aerei. All’alba ho raggiunto Milano da Londra e poi, in serata, da Milano ho fatto ritorno a Palermo. Oggi la giornata durerà circa 20 ore e sto scrivendo sull’aereo.

Nei miei lunghi tempi passati in aeroporto (non so esattamente quanti voli ho fatto in questi primi sei mesi dell’anno, ma temo siano non meno di una quarantina, con una media di quasi due a settimana), mi capita di soffermarmi su un esercito di persone che, come me, non viaggiano per piacere, che solcano i cieli solo per lavorare e per i quali prendere l’aereo ha lo stesso valore di prendere un treno o un pullman per recarsi a lavoro: è la “business working class

Queste persone le riconosci subito dal fatto che non sono entusiasta all’idea di partire, parlano molto poco, hanno un’area un po’ stanca (soprattutto a fine giornata o per la sveglia all’alba), dall’insofferenza verso qualsiasi contrattempo, dalle cuffie che indossano per isolarsi, dal fatto che non hanno voglia di intrattenere il vicino, dal fastidio a sentire le chiacchiere eccitate dei vacanzieri o le urla dei bimbi. Per loro l’aereo è un mezzo di trasporto ma è anche per qualche ora il loro ufficio. L’aeroporto è il momento in cui puoi rispondere alle email che arrivano o fare le telefonate che hai rifiutato.

Di queste persone, di come è diventato il lavoro oggi, si parla poco perchè non sono nè turisti (quindi non sono un target commerciale) nè svolgono il classico lavoro da scrivania. Non so se siamo una minoranza, ma siamo tanti.

Ci trovi in fila al check-in, nelle salette delle compagnie aeree, con bagaglio rigorosamente a mano ottimizzati per i controlli di sicurezza (per non fare inutili file) e zaino, palesemente stufi di viaggiare, ma alle volte privi di altre opzioni, perchè quel lavoro è ciò che gli permette di pagare l’affitto, il mutuo, la scuola dei figli…

E’ un mondo silenzioso, di cui nessuno si occupa (mi chiedo se esista una medicina del lavoro che abbia valutato gli effetti di questi continui cambiamenti). Sono persone che fanno tanta fatica fisica (anche se in giacca e cravatta), che soffrono la lontananza, la sveglia all’alba o il ritorno di notte, lo spaesamento dovuto ai fusi orari, le gambe gonfie per le ore di volo e la difficoltà di mantenere rapporti stabili.

Oggi mi sono soffermato su queste persone ed è stato quasi come guardarmi allo specchio.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.