Work Hard, Dream Big

Disclaimer: Questa non è una critica al mondo delle startup o un’apologia della prostituzione nel mercato dell’innovazione attuale, ma solo una riflessione sulle esperienze collezionate tra Londra e l’Italia negli ultimi tre anni.

StartupBritain dice che nel 2015, sono nate 608,110 in UK, con un aumento del 25.6% sugli ultimi 3 anni. Nei primi mesi del 2016, siamo a 277.232…

Questo numero può aiutare a immaginare quanti “startup pitching events”, conferenze, competizioni, schemi di finanziamento pubblico, acceleratori, incubatori, investitori (veri o finti), speakers (quasi sempre founders) e free pizza & beer ci sono in giro.

In Italia, con numeri inferiori (vd. Sole24Ore), stiamo seguendo la stessa scia.
Nulla di male, certo, anzi! Lo scenario però sta diventando drammaticamente uguale.

La parola “Startup” è diventata l’aberrazione della parola PMI. Le startup sono diventate una “commodity” nell’economia moderna, tutte vogliono avere la scena e la visibilità per il loro successo, tutti vogliono essere smart, belli, interessanti, unicorni-in-pectore. 

Certe volte, questo show mi ricorda le scene delle case chiuse di una volta, dove le donne erano costrette a mettersi in mostra per trovare il cliente (in questo caso l’investitore) di turno. E’ di qualche giorno fa una battuta geniale, si passa la vita a fare pitch alla ricerca dei “picciuli”. Ma servono “meno pitch, cchiù picciuli”! 

Vorrei ricordare che la pizzeria a due passi da casa (peraltro, di un fantastico palermitano che non mi fa mancare né le panelle né i cannoli in piena Londra), non è una startup, non ha alzato “picciuli“, genera almeno 100 volte il fatturato che al momento fanno molte delle startup che vedo, ha l’80% di acquisti ripetuti, clienti altamente fidelizzati e forse zero followers su Facebook e Twitter, tre diversi locali nella stessa area di Londra.

Peppe, grazie al suo duro lavoro e iniziando da zero, ha un tasso di sopravvivenza molto più alto di tante startup (forse anche della mia azienda) perché è focalizzato sul cliente e sulla vendita non sulla presentazione della sua azienda a gente annoiata a cui deve chiedere danaro. Ho letto che  $1 from a customer is worth $10 from an investor”, sono pienamente d’accordo.

Propongo allora una mozione d’ordine per Italia e UK:“vuscati ‘u pani” ossia (in modo più figo) “Work Hard“. La mozione si basa sui seguenti punti:

  1. tenuto conto che nella sola Londra ci sono attualmente su Eventbrite circa 1500 eventi (non so quanti in Italia, ma stando sui social credo che inizino ad essere troppi) perché non smettiamo di fare centinaia di “Startup Pitching Events” soprattutto se non ci sono veri soldi messi da qualcuno che vuole davvero investire? Non è che stiano diventando auto-referenzianti, sempre con gli stessi partecipanti e gli stessi organizzatori?
  2. perché non insegniamo ai nostri giovani a vendersi come imprenditori, prima di fare vendere il proprio business? perché non mettiamo prima le persone e poi le idee?
  3. perché non spieghiamo che focalizzarsi solo sugli investitori vuol dire scegliere la priorità sbagliata, soprattutto se l’azienda sta generando fatturato? Perché non spieghiamo che non tutti gli investitori sono adatti a tutte le aziende?
  4. perché non spieghiamo che questo è un mercato in cui ci sono mille prostitute per lo stesso cliente e che bisogna essere preparati a tanti rifiuti e al fallimento?
  5. perché non insegniamo a cercare come finanziare la propria idea quando questa ha dimostrato veramente cosa può fare, quando è concreta, sul mercato, non quando è solo un’idea?
  6. perché nessuno spiega che ci sono “business angels” e piattaforme di crowdfunding, ma che questa attività (anche se a success fee, quindi senza esborso iniziale) è incredibilmente impegnativa: devi preparare pitch, business plan, video, partecipare a eventi…?
  7. perché nessuno spiega che i “picciuli” fanno comodo, ma il primo focus di una startup deve essere la crescita,  il cliente, arrivare al break-even e rimanere concentrati sull’obiettivo?
  8. perché nessuno spiega che donne e persone di razze diverse hanno maggiori difficoltà ad essere finanziati? Nel 2014, uno studio dell’MIT ha mostrato che gli uomini hanno il 60% di possibilità delle donne per essere finanziati. Un altro studio dell’MIT ha dimostrato però che i business gestiti dalle donne hanno maggiori possibilità di successo.
  9. perché nessuno spiega che trovare le persone che possano lavorare per una startup è complesso, perché bisogna vendere sé stessi forse meglio di come non si farebbe con un investitore, ma soprattutto perché nessuno spiega che senza fatturato adeguato non puoi assumere proprio nessuno e certamente è difficile che questo ti resti fedele?
  10. perché nessuno spiega che è complesso trovare “mentor” che possano davvero portare valore alla startup? Perché nessuno dice che molti non hanno le competenze o l’esperienza di settore o il network a cui introdurti? Perchè nessuno dice che tanti professionisti (non sempre all’altezza) iniziano a nuotare come squali nel mare delle startup?
  11. perché nessuno racconta che un imprenditore deve guardare i numeri, ascoltare i “mentor“, ma poi seguire un po’ anche il proprio istinto, assumendosi le proprie responsabilità?
  12. perché nessuno spiega che il prodotto viene prima di tutto? Come ha scritto Pete Drucker The customer rarely buys what the company thinks it sells”. La “value proposition” e il “pain del cliente” che la start-up risolve sono fondamentali, come fondamentale è ascoltare il cliente.
  13. perché nessuno spiega che l’unico modo per imparare è fare, lavorare con impegno, “work hard“? Che bisogna tentare, sporcarsi le mani, fallire e ricominciare? Guy Kawasaki ha scritto “Ideas are easy. Implementation is hard.”
  14. perché nessuno spiega che lo stipendio potrebbe tardare ad arrivare (anche se becchi il finanziatore)?
  15. perché nessuno dice che EXIT è una brutta parola? EXIT è la sproporzione tra creare una startup e non una vera impresa. Uno studio rivela che molte delle exit sono state fatte per ‘undisclosed amount’, ossia i fondatori hanno preso pochi soldi (spesso somme non pubbliche) e sono andati a lavorare per aziende “tradizionali”. Solo chi ha investito tempo e danaro per fare una vera azienda, dopo dieci anni è ancora lì, quindi l’importante è la crescita non la exit.

Cari giovani startupper incominciate a lavorare (work hard), a “vuscarvi ‘u pani” con le vostre idee, il vostro impegno e poi pensate alle Maldive.
Cari giovani startupper smettete di essere le stelle dello show, perchè alla fine sembriamo più le prostitute di un bordello che dei veri imprenditori. 

PS: Fabio Maria Montagnino ha detto nella stesso occasione un’altra brillante verità “Le idee si scaricano da Internet, le persone no“.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.