Sicilianità, dignità e Antimafia

Trent’anni fa, Sciascia, dopo il discusso articolo sui professionisti dell’antimafia, disse “Ieri c’erano vantaggi a fingere d’ignorare che la mafia esistesse; oggi ci sono vantaggi a proclamare che la mafia esiste e che bisogna combatterla con tutti i mezzi“; aggiungeva poi che il potere fondato sulla lotta alla mafia “è molto simile, tutto sommato, al potere mafioso e al potere fascista”. In nome dell’antimafia si esercita una specie di terrorismo, perché chi dissente da certi metodi o da certe cose è subito accusato di essere un mafioso o un simpatizzante”. Questo è come la sicilianità coniuga l’antimafia.

Non so dire se le parole di Sciascia fossero profetiche. Io non le ho mai apprezzate, perché erano anche gli anni in cui si moriva di mafia. Non si respirava una bella aria a Palermo. Per quanto ne so, Borsellino non ha mai replicato a Sciascia, ma disse amaramente: “La risposta sarà il silenzio. Ho sempre ammirato Sciascia, e continuerò a farlo“.

Non sono un esperto di mafia, né un giornalista, però, le notizie degli ultimi mesi, mi hanno fatto riflettere e  ripensare a quelle parole. In realtà, ho anche ripensato alla classificazione dell’umanità che lo stesso Sciascia diede nel “Giorno della Civetta”: “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… “.

Credo che quelle parole vadano contestualizzate e che, per capire al di fuori della Sicilia quello che solo un Siciliano può capire, questi passaggi vadano letti insieme. Noi Siciliani abbiamo fatto assurgere a professione o strumento per la popolarità e la carriera, la civica e doverosa opposizione a un fenomeno criminoso che ha devastato le nostre coscienze e annullato ogni possibilità di riscatto di intere generazioni.

Credo che Sciascia, da buon Siciliano, fosse capace di distinguere gli uomini dagli ominicchi e sapesse che, solo in Sicilia, dei quaquaraquà potessero diventare, in beffa a chi fa il proprio dovere quotidianamente, delle star o dei “paladini”. In particolare negli ultimi anni, questa circostanza ha avuto il duplice effetto di delegittimare l’opposizione “vera” alla mafia (ponendo sullo stesso piano il mafioso e l’antimafioso, perchè mossi dalle stesse dinamiche e operanti negli stessi contesti) e di togliere la speranza alla società civile (perchè tutti alla fine sono uguali).

Nell’ascoltare le intercettazioni di Maniaci dei giorni scorsi, la sua intervista alle Iene, nel rileggere le pagine sulle indagini su Confindustria, indipendentemente dalle responsabilità che verranno accertate, emerge una via siciliana all’antimafia. Una via fatta di espedienti, di mezze figure, di ignoranti, di gente senza dignità e senza spina dorsale che, a dispetto di coloro che a testa bassa e in silenzio hanno realmente fatto antimafia e il proprio dovere, hanno dispensato patenti di anti-mafia con una mano, mentre con l’altra curavano i propri affari.

Certo in Sicilia nulla è come appare. Ogni Siciliano sa che chi oggi viene crocifisso come ladro, domani potrà essere un martire e viceversa. In Sicilia, forse solo da morto hai una collocazione definitiva. Certamente, da cittadino e siciliano, rivedo in queste cronache molto di ciò che osservi ogni giorno a Palermo, rivedo persone al di sopra delle regole (per un motivo o un altro), che parlano a mezze parole, per farti capire senza dire chiaramente, persone da cui ti devi “quartiare“,

Per il vero riscatto della nostra terra, sarebbe il caso di guardare ai poliziotti, ai magistrati, ai giornalisti e a tutti coloro che fanno il loro lavoro con dignità, serietà e in silenzio, diffidando di coloro che vengono incoronati o si incoronano “paladini“. Finchè la nostra Sicilia avrà bisogno di paladini, star, professionisti dell’antimafia, prime donne, non ci sarà speranza di riscatto.

Forse, la sintesi la fece Giuseppe Fava: “Voglio fare un discorso corretto e sereno sui siciliani, premettendo naturalmente che io sono perfettamente siciliano. Un discorso sulla stupidità dei siciliani. Noi affermiamo spesso di essere straordinariamente intelligenti, quanto meno di avere più fantasia e piacere di vivere, rispetto a qualsiasi altro popolo della terra. Non è vero! La storia è là a dimostrarlo. Da migliaia di anni siamo semplicemente terra di conquista, gli altri arrivano, saccheggiano, stuprano, costruiscono qualche monumento, ci insegnano qualcosa, e se ne vanno. Noi ci appropriamo di una parte di quella civiltà, a volte diventiamo anche i custodi del tempio, in attesa che arrivi un’altra ondata saccheggiatrice. Siamo quasi sempre colonia per incapacità di essere veramente popolo. Presi i siciliani ad uno ad uno, può anche accadere che taluno riesca ad esprimere (nella poesia, nel delitto, nella finanza, nell’arte) attimi di ineguagliabile talento. Sono quelli che ci fottono, che ci danno l’impressione, spesso la certezza, di essere i migliori. Nella realtà, presi tutti insieme, siamo quasi sempre un popolo imbecille.”

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.