Una vita in cui mi sono anche riconosciuto

No, non c’è futuro. Il futuro è una scatola vuota in cui metti tutte le tue illusioni. Tutto quello che non hai fatto, tutto quello che avresti voluto fare – puff, puff, puff! lo metti nel futuro. E anche il passato è solo memoria, una scatola chiusa in cui hai messo tutto quello che ti piace mettere e da cui hai cacciato quello che non vuoi. Anche il passato è inesistente, in fondo. L’unica cosa vera è che ora siamo qui. Ora. Qui. Eccoci qua. Ora ci siamo.” – Tiziano Terzani

Stasera, non sono dell’umore per scrivere di start-up o di lavoro.
Sono preoccupato per qualcuno che è fondamentale nella mia vita e ripenso a quello che è stato.

Nei giorni scorsi, ho pubblicato, per la prima volta, una foto di mio padre.
Sono passati dieci anni da quella una foto di mio padre, scattata quando nessuno sapeva cosa si stava prospettando.

In questi giorni ho pensato a come, in fondo, io non conoscevo la vita di mio padre e di quanto mi rammarico di non aver passato abbastanza tempo con lui a parlare. Le nostre ultime chiacchierate, le notti passate a parlare in ospedale o le mattine in giro per la città, sono state una sorta di viatico per me, ma sono anche state troppo brevi.

Avrei voluto sapere di più, capire di più, soprattutto di me stesso.
Credo che il filo conduttore delle nostre vite sia stata la ricerca. Il cercare che mio padre ha continuato incessantemente fino agli ultimi giorni di vita, provando a leggere quanti più libri poteva, dedicandosi ai classici per capire la natura umana quanto più possibile.

La morte di mio padre ha prodotto in me la consapevolezza di essere veramente diventato adulto, di essere io in prima fila, senza rete e senza spalle coperte. Credo che essere adulti sia proprio avere la consapevolezza di non avere nessuno che possa arrivare in soccorso, ma anche di comprendere il valore della perdita e dell’importanza di coloro che ci sono e compongono il nostro presente.

Sono in un momento della vita in cui forse non  posso ancora guardarmi indietro per tentare di trovare un senso, ma se guardo alla mia vita, finora, di certo ci sono state forse tre grandi cose senza le quali non sarei stato quello che sono.

Una è mio padre che per me è stato metro di paragone e un giudice di moralità e di rettitudine.

L’altra è il mio lavoro che ha regolato e scandito la mia vita, imponendo regole e richiedendo risultati. Le due cose sono legate, perchè il lavoro porta con sè il senso del dovere che ho sempre sentito e che mio padre mi ha trasmesso con l’esempio quotidiano. Quel senso del dovere che ho sempre addosso e che stabilisce ciò che è giusto e doveroso fare.

Infine, il mio passato che mi è sempre parsa l’unica certezza.
Tuttavia, l’incapacità di vivere il presente, la tensione di reinterpretarlo alla luce del passato o la voglia di avere un futuro, l’averlo farcito di illusioni ha rovinato tanti momenti.

Di certo, la mia tensione verso la ricerca del cambiamento ha permesso di inventarmi una vita con coraggio e determinazione, tentando di non ripetermi. Non sempre questa vita mi piace, ma alla fine forse potrà dire di essere stato quello che ho voluto. Potrò dire, però, che ho fatto una vita in cui talora mi sono anche riconosciuto.

Con una candela se ne accende un’altra. Una si spegne e l’altra brucia. Quella ne accede un’altra…” Tiziano Terzani

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.