Crescita creativa

“Success is not final, failure is not fatal: it is the courage to continue that counts.” – W. Churchill

Oggi non parlo d’impresa o almeno non parlo solo di impresa.
Forse scrivo con non poca stanchezza addosso e bassa motivazione ad andare avanti.
Ma questi sono momenti che fanno parte della vita.
I momenti duri, in cui tutto è confuso, devono essere fronteggiati e superati.

Ho letto un articolo sul libro “Wired to Create: Unravelling the Mysteries of the Creative Mind” scritto dallo psicologo Scott Barry Kaufman e dalla redattrice di HuffPost Carolyn Gregoire. 

E’ stato condotto uno studio sul processo di crescita post-traumatica. ossia situazioni di persone che avevano vissuto una profonda trasformazione mentre affrontavano situazioni di vita difficili.
Circa il 70% dei sopravvissuti a un trauma ha riportato una crescita psicologica positiva, ossia è migliorato.

La crescita dopo un trauma o un’esperienza fortemente negativa è importante perchè, in alcuni casi (non sempre) permette di maturare una maggiore riconoscenza verso la vita, ci aiuta ad individuare nuove possibilità, rivedere il peso e la natura di tante relazioni selezionando solo quelle veramente importanti, .. Lo studio dimostra come le esperienze traumatiche o fortemente negative in alcuni casi portino a maggiori empatia ed altruismo, rappresentando una motivazione in più per agire nell’interesse degli altri. Ovviamente in altri casi, aumentano solamente l’amarezza verso la vita e l’astio verso il prossimo.

Lo spunto interessante è che ogni fallimento e ogni esperienza traumatica possa essere un’occasione di miglioramento profondo. Nello studio si evidenza che per far sì che dopo il trauma ci sia una crescita, l’evento traumatico deve necessariamente sfidare le convinzioni radicate nella nostra vita e gli schemi che ci siamo costruiti: “il modo in cui il trauma distrugge la nostra visione del mondo, le nostre opinioni e la nostra identità, equivale ad un terremoto, le fondamenta dei nostri pensieri e delle nostre convinzioni vanno in mille pezzi a causa della forza dell’impatto traumatico subito. Siamo scossi, quasi letteralmente, dalla nostra percezione ordinaria delle cose e ci tocca ricostruire noi stessi e il nostro mondo. Più vacilliamo, più lasciamo andare le nostre precedenti identità e convinzioni e ripartiamo da zero”. Ciò è verissimo. Non si cresce se non si impara a mettere in discussione il proprio mondo.

In questa prospettiva, la tristezza, il dolore, la rabbia, l’ansia sono i motori della crescita, perchè permettono di adattarci a circostanze avverse.

Sul valore dell’insuccesso in azienda ha scritto interessanti riflessioni Alessandra Lo Monaco.
Per un imprenditore e per chiunque avvia una nuova iniziativa (di qualsiasi genere), il fallimento, l’insuccesso non può che essere un’opzione. Con il fallimento deve essere un’opzione il trauma e la tristezza, il dolore, la rabbia e l’ansia che se ne accompagnano. Analogamente, la stessa paura dell’insuccesso o del fallimento produce traumi, tristezza, dolore, rabbia e ansia. In ogni caso, è fondamentale riuscire a contemplare la ricostruzione, l’insegnamento e la crescita.

Per ottenere questi risultati è necessario distacco e capacità di analisi per definire nuovi obiettivi e nuove strategie per perseguirle.

Nella mia vita ho dovuto affrontare più di un momento ricostruttivo e confermo che è un percorso arduo, lento e doloroso. In alcuni casi, non so nemmeno come ho fatto. Un contributo fondamentale è dato dalle persone che sono accanto e da come e se riescono a sostenerci, ma, si può avere (in alcuni casi) la forza di aprire la porta ad una nuova vita, si può ricominciare, si può imparare a ricostruire sè stessi, anche in modo migliore..

Una perdita, un fallimento, un insuccesso può (o dovrebbe) tradursi in una crescita creativa. Dipende solo da noi.

Siamo obbligati a riconsiderare le cose che abbiamo sempre dato per scontate, siamo costretti a pensare a cose nuove. Gli eventi negativi possono essere così forti da obbligarci a formulare domande a cui altrimenti non saremmo mai arrivati”, – M. Forgeard.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.