#Wishlist – Nessuno ci lascia davvero

“I wish I was the grounds for fifty million hands up raised and opened toward the sky”Pearl Jam, #Wishlist

Questa è una delle mie canzoni preferite, con un testo bellissimo. #Wishlist è una lista di desideri, di ciò che ciascuno di noi vorrebbe o potrebbe essere per gli altri, per poter esserci sempre e proteggerli.
Forse il passaggio più bello è “I wish I was a sentimental ornamnet you hung on”.
Mi lascia sempre a bocca aperta: essere un ornamento sentimentale che tieni stretto.
Pochissime parole per dire una cosa così bella! (L’inglese è potentissimo!).

Ecco, l’avrete capito che oggi parliamo nuovamente con il cuore, lasciando da parte l’azienda e il lavoro.

E quando parlo con il cuore, che tornano in mente gli episodi che fanno di me quello che sono.
Quel groviglio di esperienze, ricordi, gesti, parole, letture, sorrisi, momenti, baci, lacrime, abbracci, paure, fughe, incontri che comunemente chiamiamo “esperienza” e che hanno determinato il mio carattere e il mio temperamento, ma anche il mio sistema di valori e le priorità della mia vita.

In questi rari momenti, quando non sono narcotizzato dal lavoro e dalle cose di ogni giorno, ho la consapevolezza che nessuno scompare davvero.

Sono certo che coloro che sono passati nella nostra vita, se davvero hanno contato qualcosa, allora hanno trovato il loro posto dentro di noi. Sono gli ornamenti sentimentali della nostra vita interiore a cui ci aggrappiamo nei momenti peggiori.

Queste persone, difficilmente lasceranno il loro posto e difficilmente perderemo quei piccoli gesti, quei modi di dire, quelle espressioni che ci hanno insegnato e che hanno illuminato la nostra vita.
A me basta poco, pochissimo, per farli ritornare.

Parlo di persone che magari non conoscevo molto, ma il cui carisma mi è stato di esempio.
Parlo di coloro che fanno o hanno fatto parte della mia famiglia o di coloro che avrebbero voluto o dovuto farne parte.
Parlo di coloro che ci sono, anche se a distanza, e di coloro che alle volte non ci sono, ma, quando veramente devono esserci, sono le rocce a cui aggrapparsi.
Parlo di coloro che riescono a essere il mio confessore, la voce della mia coscienza o semplicemente le persone con cui parlo ogni sera dopo aver finito di lavorare.

Questi sono anche i momenti in cui mi chiedo se quello che sto facendo è giusto per me, in cui cerco punti di riferimento e provo a capire se riesco davvero a trovare un senso a questa battaglia e questi sacrifici.
Se davvero tutto ciò porterà a qualcosa.

Per me questo qualcosa è la tranquillità, la serenità di giorni in cui l’ansia, la paura o le preoccupazioni non ci sono.
La tranquillità di sapere di avere una casa mia in cui tornare (traduzione: piccolo porto sicuro di fronte al mio mare), anche se tutto dovesse andare male, avendo lo stretto indispensabile per vivere dignitosamente.

In questi momenti, penso a mio padre, a mia zia e a tutte le persone che hanno fatto parte della mia vita e ora non ci sono più. Cerco da loro risposte che non possono darmi se non ricordando il loro esempio.
Poi penso a Pippo e Lidia, al bagaglio che portano (talmente pesante da non poter essere compreso da nessun altro che non sia nella loro stessa condizione), capisco che i miei sono inezie rispetto all’enormità di quello che devono fronteggiare ogni sera quando chiudono la porta di casa e non posso che ritrovare la forza di andare avanti.

In questi momenti, mi ricordo che nessun incontro è finito fino all’ultimo istante.

“I wish I was the verb to trust, and never let you down”Pearl Jam, #Wishlist

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.