Startup: regola aurea

Sometimes when you innovate, you make mistakes. It is best to admit them quickly, and get on with improving your other innovations” – Steve Jobs

C’è un termine in siciliano per indicare la scoperta casuale di un tesoro o di un bene particolarmente importante ma inaspettato (ad es.  una pentola piena di monete d’oro sepolta sotto un albero o murata dentro una parete): “truvatura

La truvatura di questo periodo sono gli innovatori, gli startup che hanno la soluzione o l’app dell’anno ‘na sacchetta (‘in tasca’ per i non siculi). Ovviamente, come tali si sentono attesi da tutti gli investitori del mondo al pari di nuovi Mark Zuckerberg. Non vi so dire quanti ne sto conoscendo, ma di sicuro troppi.
Giovani e meno giovani che spesso non hanno la più pallida idea di come vendere il proprio prodotto, persino di come realizzarlo e che, alle volte, mi chiedono aiuto per metterli in contatto con investitori (solo perchè sono a Londra, dove, notoriamente, gli investitori sono ovunque). 
Guru della tecnologia, perchè hanno pensato a un’app, pronti con un bel “pitch” da fare al primo “investor” disponibile, che passava proprio di lì con una borsa piena di soldi per loro.

Credo sia utile concordare sul termine “innovazione“.

Partiamo dal vocabolario Treccani: “atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione e similare”, ma aggiunge “In senso concreto, ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica, ecc.

Quindi, il Signor Treccani è chiaro: se parliamo di innovazione, dobbiamo parlare di cose nuove, che modifichino radicalmente o almeno provochino un efficace svecchiamento di qualcosa. L’innovazione é un’azione creativa che porta una reale discontinuità nel modo di fare le cose o percepire il mondo. Il resto sono ottimizzazioni, sviluppi, passi avanti… chiamatele dunque come volete, ma, per favore, non innovazione.

Dietro ogni innovazione deve esserci ricerca, sacrificio, notti insonni e impegno per individuare nuove tecnologie o utilizzare tecnologie esistenti in modo nuovo, insomma per cambiare radicalmente o svecchiare efficacemente. Spesso queste componenti sono assenti nelle persone che incontro (certamente, sarò molto sfortunato!).

La mia attuale percezione del mercato é che basta l’aver pensato a qualcosa di leggermente diverso per pensare di essere innovativi. In questo momento, tutte le aziende cercano qualcosa che possa avere il bollino dell’innovazione, ma ciò vuol dire effettivamente comprendere e liberare l’enorme potenziale che ha l’innovazione?

Ovviamente non possiamo essere tutti innovatori come Steve Jobs o Bill Gates (anche se sarebbe bello), ma pensiamo davvero che alimentare una comunità di pseudo-innovatori faccia bene alla nostra economia e alla crescita della nostra nazione?

Quello che intendo é: veramente pensiamo di stimolare la nostra gioventù e la nostra imprenditoria a focalizzarsi su piccoli passi avanti (alle volte per nulla “distruptive“) solo perché serve essere formalmente innovativi o è alla moda?

Io penso che andrebbe stimolata l’innovazione di sostanza, evitando di disperdere le risorse. I recenti decreti sulle startup innovative e sulle PMI innovative sono focalizzati sui requisiti normativi da rispettare e non sul contenuto dell’innovazione, quindi rischiano di permettere a tante, troppe aziende di qualificarsi come innovatori. Ergo erosione delle risorse a sfavore di coloro che fanno davvero innovazione.

Io sono contento del fermento attorno alle tecnologie… Sono un fan della tecnologia da quando guardavo Goldrake, Capitan Harlock, giocavo con il VIC 20 e con lo Zx spectrum! Ma abbiamo il dovere di educare i nostri giovani e indurli a comprendere che devono essere realmente degli innovatori. Dobbiamo insegnargli a innovare, a pensare in modo distruttivo, a dimenticarsi degli investitori! Dobbiamo togliere dalla testa che l’innovazione è solo quella che si fa nel garage di casa e, soprattutto, che basta solo questo per avere successo.

Dobbiamo innovare l’attuale modo di fare innovazione. Pensiamo a cosa sarebbe se i soldi destinati a pioggia alle startup innovative fossero stati chirurgicamente devoluti ai progetti realmente innovativi e se questi progetti fossero valutati da commissioni di esperti internazionali super-partes composte da soggetti autorevoli e qualificati.
Pensiamo a quale bene ne trarrebbe la nostra Nazione, la nostra Sicilia, in termini di know-how e sviluppo d’impresa.

Stiamo quindi allevando una generazione di “innovatori”, “startup” e “pseudo-imprenditori” che guardano ai requisiti normativi e agli investitori prima che ai clienti a cui vendere. Guardare al capitale per fare una exit da urlo e vivere a Tenerife non è essere imprenditori, non è essere innovatori, non è socialmente accettabile. Credo sia doveroso dirlo ai nostri giovani. Credo sia doveroso spiegare che vivere nel sogno di poter fare una barca di soldi solo perchè hai avuto un’idea è deleterio e, soprattutto, socialmente distruttivo.

Proviamo quindi a stilare l’elenco delle cose da NON fare:

  1. pensare che il successo sia solo trovare l’investitore giusto;
  2. ignorare le tecniche basilari del bootstrapping e del posizionamento del prodotto;
  3. pensare alla soluzione, senza considerare il mercato e la validazione del prodotto;
  4. inseguire l’investitore e non il mercato;
  5. cercare contatti (network) senza un vero target;
  6. parlare troppo presto con i clienti o gli investitori, bruciando importanti cartucce;
  7. non avere un focus sul business model e sulla monetizzazione.

La regola aurea deve essere:  Clienti + Fatturato + Profitto.

La finanza è un optional. La Exit è ancora più opzionale!

Il Successo risiede solo nei business sostenibili e capaci di generare profitto che siano in grado di soddisfare le necessità dei clienti. Non ci sono altri paradigmi.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.