Sicilia? No comment

Questa era la vista dalla finestra di casa mia nell’ultima estate a Palermo.
Guardavo questa foto, quando ieri, in aereo verso Londra, con un ragazzo, seduto accanto a me, abbiamo iniziato a scambiare qualche parola.
Tornava dalla Sicilia comprensibilmente folgorato dalla nostra terra.
Mi ha chiesto come mai così tanti siciliani lasciano la Sicilia e soprattutto perchè la lasciamo affondare nel più totale abbandono.

Devo dire che ho faticato a trovare parole per giustificare le motivazioni che stanno dietro al nostro degrado.
Praticamente ho pensato “Ora a chistu chi ci cuntu?

Come potevo spiegargli cosa vuol dire vivere o fare impresa in Sicilia? Come potevo spiegare perchè tanti vanno via, senza mettere in cattiva luce la mia terra e lasciare trasparire la poca speranza che anima sempre meno persone?
In un attimo, ho ripensato alla cronaca di questi giorni che farebbe inorridire chiunque (tranne noi Siciliani):

  • disoccupazione a livelli scioccanti, nell’assoluta indifferenza della cittadinanza e della classe dirigente;
  • strade che crollano, ferrovie indecenti, aeroporti utili come centri di potere, porti al servizio di organizzazioni criminali;
  • mancanza cronica d’acqua in intere città;
  • leadership di un’intera classe politica auto-referenziata che potrà anche avere buone intenzioni ma è assolutamente incapace di realizzarle, facendo rimpiangere ogni volta il precedente governo;
  • totale assenza di legalità, che si estrinseca nelle piccole e nelle grandi cose (dai parcheggiatori abusivi ai venditori ambulanti che presidiano un territorio che non gli appartiene, fino ai vari potenti che amministrano i beni pubblici come fossero di loro proprietà);
  • un’antimafia prima fatta da persone autorevoli e per bene che ci hanno rimesso la vita, convinti di poter affrancare la Sicilia dal giogo mafioso, e che oggi invece è un centro di potere infiltrato da corrotti, politici, mafiosi, tirapiedi e giudici “infedeli”;
  • rifiuti ingestibili ma dai costi esorbitanti e sempre puntuali per la cittadinanza e per le aziende;
  • assoluta incapacità di valorizzare i beni culturali e il territorio (basti pensare che oltre il 10% dei siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO è in Sicilia).

Ho quindi risposto con le solite frasi di circostanza. Non potevo dire che noi Siciliani ci siamo rassegnati e abituati al degrado a cui contribuiamo volontariamente o involontariamente ogni giorno.

Poi ho pensato alla mia vita da “immigrato”, da quello che ha scelto di “irisinni“. Da qualche anno ormai vivo a Londra (full-time o part-time) e, in questi anni, mi sono sentito accettato e allo stesso tempo fuori luogo, perchè ovviamente non totalmente inglese.
Ho imparato a convivere con due o tre  modi di pensare: quello italico, quello siculo e quello britannico.

Quello che mi ha colpito è che gli inglesi sono affascinati dalla cultura, dallo stile di vita e dalle bellezze della nostra nazione.
Molti di loro amano l’Italia, hanno casa per le vacanze, vengono con piacere, e continuo a sorprendermi quando sento come noi italiani critichiamo la nostra patria, mentre gli inglesi trovano quasi sempre parole di stima e apprezzamento.

Fa effetto, vedere quanto gli inglesi siano cosí orgogliosi della loro nazione, mentre noi abbiamo perso (ammesso che lo abbiamo mai avuto) qualsiasi senso di unità (che non sia una partita di calcio della nazionale) e quindi di civico rispetto.
V
ivere all’estero per me non ha mai significato ripudiare l’Italia, piuttosto é convivere con le due culture permettendomi di vedere le cose in una prospettiva diversa, apprendendo nuovi usi e costumi, rispettando ció che sono ma rispettando sempre più il paese da cui vengo.

Da questo osservatorio ciò che accade in Italia e in Sicilia mi fa pensare che dovremmo aprire gli occhi sulla nostra percezione di noi cittadini e sulla zona grigia, che ormai copre molte parti della Nazione.
E’ la zona in cui la corruzione dilaga, dove la “mafia”, le cosche criminali, le famiglie mafiose, i padrini, che fanno titolo sui giornali, ancorchè terribilmente pericolose, sono diventati solamente colore.
E’ la zona protetta e tutelata dei colletti bianchi dove viene giocata la partita più importante.
E’ la zona delle famiglie “per bene”.

Non potevo rispondere al ragazzo che è soprattutto colpa nostra.
Non potevo spiegare che ci siamo trincerati dietro l’idea che questo Paese sia stato distrutto dalla classe politica corrotta, dagli imprenditori corruttori mentre i cittadini onesti assistevano inermi alla lotta tra i buoni e i cattivi.
In questo modo ci siamo consolati e abbiamo creduto di essere dalla parte giusta. 

Come potevo spiegare che la Sicilia è quel luogo che ha inventato Cosa Nostra, ma ha pure dato Chinnici, Cassarà, Falcone e Borsellino e tutti quelli che hanno dato la vita per questa Nazione? La Sicilia è il luogo dove ci si può ergere a paladini della legalità, come si può leggere nei giornali di queste settimane, e poi versare tangenti per vincere appalti o amministrare la cosa pubblica come propria.

Siamo diventati un luogo dove indignarsi non serve più. Dove la legalità va bene, finchè non tocca i nostri piccoli interessi.
La Sicilia è quel luogo che delega ai propri eroi la tutela delle regole, mentre i
milioni di cittadini normali possono fare i fatti propri.
Ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vuol vedere realizzato nel mondo”, sono parole di Gandhi, che sarebbero la nostra unica speranza di riscatto.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.