Here We Grow

Here we grow!
La prima parola che mi è venuta in mente quando è arrivata la mail che ne annunciava la pubblicazione è stata “tochissimo!”. Da palermitano di adozione, ho rincarato la dose: “minchia tochissimo!” (traduzione per i non siciliani: “veramente figo”).

Qualche giorno fa UKTI, United Kingdom Trade and Investment, ossia l’ente governativo che ci ha aiutato a entrare nel mercato inglese, ha scelto e inserito la mia società in un video ufficiale che promuove gli investimenti italiani in UK.

Inutile dire che sono “priatu” da morire. Pensare che da Palermo, da una stanza dell’incubatore d’impresa Arca nel 2007, quattro ingegneri del Sud siano diventati un esempio per altre imprese italiane ovviamente ci riempie di orgoglio e ci fa sentire un po’ “tochi”. Sono priatu per me e per le persone che lavorano con me. E’ un riconoscimento per tutti.

Mi è stato chiesto di condividere e spiegare come abbiamo fatto… però, piuttosto che descrivere i tecnicismi (che potete chiedere tranquillamente alle persone eccezionali che lavorano per UKTI Italia), voglio provare a sintetizzare in tre parole cosa ci ha portato fin qui: ottimismo, umiltà e realismo.

Di sicuro, il fatto che, come azienda (o vogliamo dire start-up, per continuare a essere tochi?), “volessimo farcela” è stato un punto di partenza, ma non ho mai pensato di farcela facilmente, senza sforzo. Non ho mai pensato di partire per l’avventura europea da Palermo con una valigia vuota, senza competenze, senza preparazione, senza un piano.

Non ho mai pensato che tutto dovesse piovere dal cielo perchè la vita è così e che potesse bastare pensare positivo per ottenere ciò che volevo (che all’inizio era anche ben diverso da quello che abbiamo ottenuto).

Sapevo che a tutti capita di avere splendide idee, ma pochi riescono a realizzarle, perché pochi sono disposti a sacrificarsi. Sacrificarsi ha voluto dire molto, non ultimo, ha significato l’allontanamento dalla mia terra (in cui ero tornato per non andare più via) e da alcuni degli affetti più cari.

Ho capito sulla mia pelle (e con l’aiuto delle persone che ci hanno aiutato) che nessuno aspettava solo noi (per quanto “tochi“) che l’essere una piccola azienda (magari stimata) in Italia non serve a molto in un altro stato, che la reputazione è tutto e che non esistono “raccomandazioni”, “appartenenze”, “mi manda il dottor…”.

Non capire tutto ciò rapidamente, mi avrebbe portato dritto dritto alla più cocente delle delusioni.

Io penso che la chiave sia stata il coraggio, l’umiltà e l’intelligenza di tutto il gruppo.

Mi è stato richiesto di ricominciare da zero, di cambiare nome all’azienda che avevo creato, di assecondare il mercato. Ho dovuto imparare a cambiare il mio modo di vestire, di parlare, di interagire, mentre le persone che lavorano con me hanno dovuto imparare a camminare da sole, in modo responsabile.

Ho capito (ancora più di prima) che ci vuole impegno, fatica e sacrificio. Sapevo che chi si impegna viene ripagato (questo mi è stato insegnato sin da piccolo e questo mi sono ostinato a trasferire alle persone che lavorano con me). Così ho imparato a darmi da fare in un modo nuovo, a bussare a più porte, a distribuire centinaia di biglietti da visita, a fare più telefonate, a stringere più mani, a conoscere più gente.

Sul piano strettamente personale, posso dire che trasferirsi in una città che non è la tua non è mai semplice, soprattutto se parla un’altra lingua, in un altro stato, dove il sole è un optional e vive in un modo così diverso dalla realtà in cui sei cresciuto.

Per me la Sicilia è tutto, è assurda, delirante, è caotica, è maleducata (alle volte), è ossessivamente calda, ma è colorata, bella, ricca, meravigliosa, umanamente calda… Non posso dire che non mi manchi il sole abbagliante, Teatro Massimo, le barche alla Cala, il Capo, la montagna e il mare di Barcarello, il panorama da Porta Felice, il Foro Italico e quel mare blu, le passeggiate a Mondello con i miei cani da fine settembre a maggio, quando il palermitano finalmente ha pietà di questo paradiso.

Non posso dire che non mi manchi il cibo, l’odore e i sapori con cui sono cresciuto e che così tanto riportano alla memoria.

Io sono innamorato perdutamente della Sicilia, per questo ho deciso di difenderla dimostrando che si può creare qualcosa anche qui, che si può fare impresa e innovazione nonostante la mafia, l’atteggiamento mafioso, l’antimafia di questi anni e ogni infamia che ogni giorno riesce in qualche modo a screditarla.

Tutti sappiamo che la Sicilia ha mille problemi, ma come ogni cosa preziosa va scoperta e andrebbe difesa perchè può offrire tanto. La ricchezza non può sempre misurarsi in servizi ed efficienza, e nemmeno può essere solo fatta di panorami, di odori, di sapori o di emozioni. La ricchezza della nostra terra sono le nostre persone (se vogliono esserlo).

Noi stiamo facendo di tutto per dimostrarlo, avanti il prossimo.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.