La vanità e la miseria

“A problem is a chance for you to do your best” – Duke Ellington

Giuseppe Tomasi di Lampedusa scriveva dei Siciliani che “la loro vanità è più forte della loro miseria”. Ci riteniamo i migliori sempre e comunque. Questa consapevolezza (errata) ha indotto alcune tra le peggiori disgrazie della nostra terra. Ritenersi i migliori sempre, ci ha portato a ritenere di non poter essere capiti da nessuno, di essere speciali nel bene e nel male e quindi di meritare un trattamento speciale.

Partiamo da qui. IO NON SONO IL MIGLIORE. So bene di non essere il migliore in quello che faccio, so che avrei potuto fare scelte migliori o che avrei potuto essere più cinico, facendo più soldi invece di pensare di applicare i principi che mio padre mi ha inculcato.

Mio padre tornerà spesso, perché a lui devo molti dei principi o delle mie idee (chiamatele anche stupide utopie) che hanno condizionato e condizionano le mie scelte professionali. Mio padre (ho capito purtroppo troppo tardi) è stata la mia guida silenziosa, che mi ha insegnato tanto semplicemente essendo l’esempio. Ho passato non so quanto tempo nel suo ufficio a vederlo lavorare (mi prendeva a scuola ma non aveva il tempo di riportarmi a casa). Quelle ore mi sono servite a capire come si lavora, come si rispetta il lavoro e le persone. Mio padre ha rischiato tutta la sua carriera pur di garantire gli stipendi delle sue persone, ha sacrificato la propria famiglia per il lavoro, ha sottratto tempo a noi figli per questo. Non lo ha fatto solo per soldi, credo fermamente che l’abbia fatto perchè credeva nell’etica del lavoro. 

Per questi motivi, ho sempre creduto che l’azienda, la mia azienda, sarebbe dovuta essere il più possibile un luogo equo che riconoscesse il lavoro e il valore delle persone e desse a tutti un’opportunità. Agli esempi di mio padre, si sono sovrapposti quelli di Pippo e Lidia… quasi un passaggio di testimone. Per tutti noi, il lavoro è basato sull’esempio, sul sacrificio e la serietà.

Per questo la mia azienda è nata in Sicilia, nella parte della Sicilia meno “vocata” all’imprenditoria, perché doveva essere un esempio. Per questo è partita della Sicilia in cerca di opportunità sul mercato nazionale prima e su quello internazionale poi. Per questo lavora nell’ombra, ricevendo visibilità (poca) solo quando fa davvero qualcosa di eccezionale (che non può essere ignorato).   

So di avere fatto errori e che altri ne farò, so di non essere il migliore in quello che faccio, ma lo faccio al massimo delle mie possibilità, mettendo il cuore, dedicando tutto me stesso e anteponendo sempre i principi di lealtà e correttezza.

So che se non lo facessi, non potrei essere un riferimento per color che lavorano con me, non avrebbero fiducia e non potrei far crescere la mia azienda.

So di non essere il migliore, ma so anche che nessuno lo è realmente. Tutti cerchiamo il meglio per ottenere il massimo che possiamo. Questo ci aiuta a essere rispettati e seguiti.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.