Essere “Builders”

“It’s really hard. It’s intense. It’s a struggle. It’s ambiguous. It changes a lot. It’s all consuming. It’s a lot of sausage making. It’s working weekends to hit numbers and dates. It’s stretching people beyond their comfort zone. It’s insisting on doing it better even when it’s already pretty good. It’s being brutally honest about gaps and weaknesses. It’s one day you’re headed in one direction and the next day another, because the first move wasn’t the best move. It’s being ok with things not working because that creates opportunities to learn how to fix it.” – Jason Goldberg, CEO, Fab

Io gestisco un’azienda, che è stata (o forse è ancora) una start-up (per adesso sembra che tutte le aziende abbiano il dono della giovinezza e sono eternamente start-up).

Lavoriamo da circa nove anni ma senza dubbio gli ultimi 18 mesi sono stati i più difficili.

Nel mondo delle aziende di oggi, in cui siamo portati a credere che tutto sia incredibile, creativo, innovativo, super fantastico e semplice, le parole di Jason Goldberg sono un balsamo. Essere un’azienda nel settore dell’innovazione è dura, alle volte è terrificante, richiede ripensamenti, aggiustamenti, velocità e necessità di uscire continuamente dalla “comfort zone” che ti eri appena creato.

Per anni ho pensato erroneamente di dover gestire il mio business da solo (un uomo solo al comando). Forse ancora inconsciamente lo penso. E’ durato finché, la mia vita personale ha indotto uno stop a quella professionale.

Non potevo fare altro di più dell’ordinario. La mia testa era altrove e non voleva più combattere.
Due anni di attesa del mio stesso risveglio, di stimoli, di voglia di voler continuare.

Un uomo solo al comando va bene, finché l’uomo è capace di comandare.
Questa è una trappola da cui è difficile uscire, ma è una convinzione che nasce dal fatto che le persone vanno e vengono, che è difficile selezionare quelle giuste, leali e i cui obiettivi coincidano con i tuoi.

Ma “Bono tempu e malu tempu, nun dura tuttu tempu“. I collaboratori possono deluderti, i partner lasciarti, i soci non condividere la tua linea di condotta e andare via, ma alla fine l’essere imprenditore è un viaggio che vede passare tante persone attorno a te.

“People always say that it’s all about having the right people. That’s too easy. It’s all about the right people for right now.”

Il punto è che chi vuole davvero fare impresa (quindi non farlo solo per l’aspetto finanziario o per la exit strategy milionaria), deve essere prima di tutto un “builder” nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Io credo che siamo ancora una start-up perché l’essere “builders” è quello che siamo, che sono, che è ogni singola persona coinvolta in azienda. Noi costruiamo con passione il nostro futuro, giorno dopo giorno. Con la fiducia in questo processo costruttivo costante, alcuni si sono sposati, altri hanno avuto figli, altri hanno lasciato i genitori, insomma abbiamo gettato le basi della nostra vita.

Se non fosse per costruire, cosa staremmo facendo? Solo organizzando la exit di un investitore? Sarebbe per questo che tentiamo, falliamo, riusciamo e impariamo lungo la strada come trasformarci da cosa siamo a cosa vogliamo essere?

Allora, per noi è necessario continuare ad essere “builders”, per dare una risposta alla domanda “Perchè sono qui almeno dieci ore al giorno?”

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.