La prima compagna di viaggio

“In moments of sheer panic, when everything is in question, I wonder if all this insecurity and frustration is worth the cost of losing what I left. Couldn’t I just go back? Back to a steady job, one that paid the bills and let me off the hook for creating art? Couldn’t I just blend back in to the status quo?” – Jeff Goins –Today, I Want to Quit 

Iniziare un post con questa frase di Jeff Goins certo non promette nulla di buono, ma è esattamente come mi sento tante volte!

Negli ultimi nove anni, non sono più andato la mattina in un ufficio di una corporate, non ho lavorato per qualcun’altro o per un’azienda, non ho avuto il mio stipendio garantito né i miei giorni di vacanza in cui poter spegnere il telefono, pc, tablet e tutta la tecnologia che mi diverto a portare con me.

Da Gennaio 2007, ho preso tutto quel poco che avevo messo da parte nei miei risparmi da dipendente e li ho messi nella mia azienda.

Il mio ufficio si è ridotto a tutto quello che ho nello zaino.

Chi mi conosce sa che ho sempre pensato di non voler essere un dipendente per la vita. Mio padre lo sapeva, non lo approvava ma l’aveva capito (quando ho lasciato la Lines per andare in FIAT, dove non sono mai arrivato perché ho preferito una multinazionale americana della consulenza, mi ha tenuto il muso per mesi). Non volevo essere un dipendente perché lo è stato mio padre o perché ho sempre saputo (e riscontrato) che le aziende ti cancellano quando non hanno più bisogno di te (come in fondo hanno fatto con mio padre).

In questi anni, ho imparato molto sul mio modo di essere, sulle mie aspirazioni e reazioni, ma soprattutto su ciò che mi ha veramente spinto a farlo.

Credo che la cosa che ho imparato sin dal primo giorno in questi anni è che la paura (“‘u scantu”) è qualcosa che ti accompagna. La tua compagna di viaggio (insieme al silenzio, almeno per me). Ho imparato che la paura può spingerti nelle direzioni più diverse, a commettere i peggiori errori o ad assumerti i maggiori rischi, che può accompagnarti quando stai avendo successo, ma anche quando sei nel peggiore dei momenti.

La paura non posso evitarla, devo gestirla, ho dovuto imparare a gestirla.            

Nel mondo delle start-up di questi anni, tutti ti diranno di “partire”, di “fare il primo passo” e andare, senza “scantu”! In questo mondo tutto sembra essere semplice e credi che chiunque sia pronto a darti soldi dopo il primo “pitch”. Praticamente stai per diventare il prossimo Steve Jobs solo perchè hai avuto una buona idea (ammesso che lo sia)!

Ho visto fallire aziende che hanno puntato tutto il loro futuro su questa idea folle. La verità é che sono “riscursi ‘i café” (direbbe sempre Pippo), parole facili e non ponderate!

Cosa non ti dicono è non ci sono soldi facili, senza sacrifici. Non ti dicono che ci saranno fallimenti, paure, giornate nere, gastrite, bocca amara, emicrania, digiuno,…

Il vero punto è: credi veramente in quello che stai facendo? Se si, devi continuare e non mollare mai (ognuno per le proprie motivazioni).  Nulla è facile e nessuno regalerà nulla. Solo con il duro lavoro e il sacrificio potrai ottenere i risultati (gli inglesi dicono “Never Give up”).

Non ci sono scorciatoie e, nonostante quello che si sente in giro, non sempre l’investitore è la migliore soluzione per la tua crescita professionale o per la crescita della tua azienda.

Ci sono così tante situazioni in cui bisognerà andare avanti e non mollare:

  • quando guardi il tuo conto in banca e ti chiedi quanto potrai resistere (normalmente la risposta è sempre “poco”);
  • quando ti chiederai perché hai scelto di iniziare in Sicilia, in Italia o in qualsiasi altro luogo complicato e non sei partito per la Silicon Valley (sempre che stessero aspettando solo te);
  • quando mandi email a cui nessuno risponderà (darai la colpa al server di posta che non funziona, al tipo che è andato in ferie e si è perso la tua magnifica email…);
  • quando avrai lanciato il tuo miglior prodotto e nessuno lo comprerà (praticamente, quell’idiota del cliente non capisce quanto innovativo è ciò che ha davanti, ovviamente non ti sfiora mai l’idea che sei tu a presentare male o il prodotto non serve al mercato così com’è);
  • quando i tuoi colleghi avranno mollato o ti avranno tradito (fidati, capiterà in un modo o in un altro);
  • quando avrai firmato il primo contratto e adesso dovrai portarlo a termine (soprattutto se ti eri venduto un prodotto che ancora devi finire, un prototipo o sei solo tu con un programmatore a stento);
  • quando dovrai assumere i primi collaboratori e ti impegni a pagarli ogni mese (quindi, quando le cose si fanno serie);
  • quando questi si sposeranno, avranno figli e dalle tue scelte dipenderà il benessere di intere famiglie.

Questa lista potrebbe essere molto lunga, ma contribuirà a toglierti il sonno e renderti nervoso.    

E’ il coraggio di affrontare la paura di continuare che farà la differenza tra chi è imprenditore e chi vorrebbe esserlo (oggi direi “startupper alla moda”), chi si farà sopraffare “‘ru scantu”.

Gli imprenditori che hanno continuato sono quelli da cui compriamo, che rispettiamo ed ammiriamo, quelli ai quali affidiamo una fetta di futuro nostro e delle nostre famiglie, quelli a cui chiediamo di cambiare le sorti di parti di nostre aziende, quelli di cui ci possiamo fidare. 

“Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa” (Peter Ferdinand Drucker)

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.