Hands on the ground

“E ammutti ventu e agghiutti ummra e unni posi i peri tuttu si sfascia.”
(E spingi vento e inghiotti ombra e dove posi i piedi tutto si sfascia)

Hands on the ground” significa “mani a terra”.

Potrebbe essere inteso come un invito  a lasciare la tastiera e dedicarmi al lavoro agricolo, ma non è questo il senso (anche se non sarebbe una cattiva idea).

Quando cadi, per rialzarti devi aiutarti con le mani.

Usi le mani per rimetterti in piedi.

Ho deciso di chiamare “Mani a terra” questo spazio, perché voglio ricordare proprio questo.

Sono caduto e ho dovuto trovare la forza di rialzarmi.

Ho messo a terra le mie mani per dare la spinta, con umiltà e determinazione.

Ma le mani sono anche necessarie per fare, per costruire, per essere “builders”.

Sporcarsi le mani è proprio quello che viene richiesto a ciascuno di noi ogni giorno.

Questo blog parla di come mi sono sporcato le mani in questi anni, di come sono caduto e mi sono rialzato, ma, come mi hanno suggerito Pippo e Lidia (per i quali il titolo di “amici” è fortemente riduttivo), devo essere capace di mettere il cuore in queste pagine.

Devo sforzarmi di essere me stesso, non l’imprenditore, non il siciliano amareggiato dalla sua terra, non l’ingegnere, ma l’uomo con tutto il suo cuore.

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Essere imprenditore significa lavorare tanto, pensare sempre alla tua azienda, vivere con la tua creatura in testa giorno e notte. Il mio lavoro e, quindi, questo blog contengono la sintesi e la metafora di una vita vissuta alla ricerca di qualcosa capace di soddisfare la mia curiosità e il mio desiderio di mettermi alla prova senza limiti o preconcetti.